Cosa mettere di “buono”, non solo al palato, ma anche salutare in tavola? Certamente (anche) delle porzioni di pesce. Almeno due volte a settimana e in specifiche quantità, pari a 150 gr che si vuole fare del bene al cuore Queste “rigide” indicazioni avrebbero un fondamento scientifico: uno studio recente sembra infatti dimostrare che questo alimento è in grado di diminuire il rischio di malattie cardiache. Ecco cosa dice la ricerca.
Fresco o in scatola
Poco importa la natura, se acquistato in pescheria o preconfezionato, ciò che conta è la “sostanza”. Mangiare pesce in particolare pesci grassi, come sardine, salmone, trota e sgombro, qualità ricche di acidi grassi polinsaturi, possono contribuire a un effetto protettivo sul muscolo cardiaco.
Queste sostanze infatti favorirebbero, oltre al contenimento del rischio di sviluppare eventi importanti come un infarto del miocardio, anche a controllare i livelli di colesterolo nel sangue che sono una delle principali cause alla base dei “malanni” cardiaci.
Una ricerca recentissima sembra indicare che consumare pesce due volte a settimana possa ridurre fino al 10% le probabilità che il nostro organo vitale vada incontro a specifiche patologie, comprese quelle dei vasi sanguigni.
Quanto magiarne?
La ricerca avrebbe anche identificato delle possibili quantità ottimali: una piccola porzione di pesce al giorno, pari a una scatoletta di tonno ad esempio, o le due porzioni alla settimana raccomandate dalle linee guida utili per abbassare il rischio del 10%, come anticipato. Percentuale che può essere ulteriormente diminuita, anche fino al 30% se sulla tavola giunge una “buona” porzione intera di pesce al giorno.
-A cura di Francesca Morelli