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Pane pasta e farine di tutti i tipi

Come consumare i carboidrati se si è a dieta

Rinunciare ai carboidrati se si è a dieta? Non sarebbe una necessità “ferrea”, almeno secondo le più recenti analisi di biochimica degli alimenti e lo studio dei processi di assimilazione di pasta, pane e pizza. Il controllo delle tempistiche di assunzione, piuttosto che le quantità, sarebbe la chiave per consumare anche “a regime” i carboidrati, nel contesto di una corretta educazione alimentare e di uno stile di vita sano.

Un consumo “puntuale”

Occorre conoscere il tempo giusto per assumere i carboidrati a base di amido, quelli più golosi, come pasta, pane, riso.

C’è insomma un momento propizio, dopo il quale sarebbe invece meglio rinunciare a questi alimenti, se l’obiettivo è non aumentare di peso. «Studi sul meccanismo biochimico – dichiara Paolo Bianchini, consulente nutrizionale e nutraceutico di Salò, autore del metodo omonimo – dimostrano che la migliore assunzione dei carboidrati amidacei si ha al mattino, tra le 7 e le 8.30. In questa fascia oraria, infatti, si ha il maggior picco di produzione di cortisolo, che ha lo scopo di fornire al corpo l’energia necessaria ad affrontare gli impegni della giornata.

In questo modo è possibile elaborare a livello biochimico l’amido e quindi il glucosio di cui la pasta è composta. Diversamente provocherebbe un disequilibrio insulinico e uno stato infiammatorio sulle cellule, oltre che un aumento di massa grassa».

Si tratta, insomma, di un digiuno a intermittenza, limitatamente i carboidrati amidacei, cui spesso non si sa rinunciare, potendosi concedere così un “peccato di gola”, prestando fede alla restrizione oraria. Mentre proteine e altri carboidrati, ad esempio contenuti nelle verdure continuano a par parte “regolare” del regime alimentare. Vanno inoltre evitati latte, alcolici, bibite, succhi, spremute, caffè d’orzo e ginseng, per l’azione immunosquilibrante ingenerata da queste e da diverse altre bevande.

Come e quali carboidrati amidacei scegliere

Oltre al tempo debito ci sono anche alcune indicazioni sui consumi e qualità dei carboidrati amidacei più appropriati da consumare. Ad esempio:

Pasta: lunga o corta? Di grano duro, integrale o all’uovo? «Da preferire, rispetto a quella di grano duro – aggiunge l’esperto – è la pasta all’uovo. Mentre sarebbe da evitare quella integrale perché le fibre bloccano l’assorbimento di vitamine liposolubili (A, D, E e K2), e del colesterolo. Meglio inoltre la pasta lunga: gli spaghetti hanno un indice glicemico inferiore a confronto della pasta corta, come ravioli o lasagne. Infine la cottura che deve essere al dente, non oltre 5 minuti per gli spaghetti, per mantenere basso l’indice glicemico».

Pasta o riso con …? Attenzione anche ai condimenti: è consigliato l’uso del solo burro che rallenta l’assorbimento degli zuccheri, o di aglio, olio e peperoncino. Sono “buone” anche paste e riso con semplice tonno o la pasta alla carbonara che è proteica e consente di assumere 3 nutrienti essenziali, nel rispetto anche del bilanciamento ormonale.

Pizza con …? Il medico consiglia di mangiare la pizza con una proteina, ad esempio con tonno, prosciutto, wurstel, salame, ma senza pomodoro che è uno zucchero. Sì, anche a mozzarella, verdure, olio di oliva e spezie.

Pane alla soia, ai semi, integrale o proteico? «La tipologia di pane – prosegue Bianchini – è indifferente, ma sono da evitare quello alla soia per l’effetto dei fitoestrogeni e integrale. Ottimo il pane proteico, ancor meglio se fatto in casa, con l’aggiunta all’impasto di farina dell’albume d’uovo».

Panino con…? Da previlegiare è il prosciutto crudo, composto da sola carne e sale.

-A cura di Francesca Morelli

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