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Lettere in legno che compongono la parola "narrative"

La medicina narrativa, che mette a nudo l’anima e cura

Raccontarsi, lasciare fluire liberamente pensieri, emozioni, sentimenti. Timori, angosce e dolori. Ma anche gioie per quel traguardo che arriva inaspettato: “terapeutico” e che cambia la prospettiva. Parole che scorrono come un fiume: talvolta in piena, altre dentro gli argini e che consentono di arrivare alla sorgente di una emozione e di un percorso difficile, di cura, uscendone in parte fortificato. Rassicurato. Più consapevole di sé e con una nuova comunione medico paziente, più profonda e empatica.

Sono queste l’essenza e gli obiettivi della “medicina narrativa”: un cammino  di cura che passa attraverso le parole scritte o evocate, che mettono a nudo l’anima per liberarla da un importante fardello che la imbriglia.

Non solo farmaci

O terapie chirurgiche o altre azioni mediche. Certo, sono essenziali e rappresentano la prima azione per affrontare e superare la malattia. Ma accanto ad esse servono le parole che possono contribuire a potenziare l’effetto e l’efficacia delle cure, a rafforzare la relazione tra medico e paziente.

A vantaggio del medico che, attraverso quel dire libero e spontaneo, potrà meglio capire il paziente e fare scelte terapeutiche strategiche, più vantaggiose, per la persona nel rispetto delle sue attese e della sua dimensione olistica: di mente, spirito e corpo. E per il paziente per cui quelle parole, liberate, diventano cura, per gestire il sé, dominare le emozioni, dare forma e dimensione alla malattia.

Avviandosi a un percorso di terapia con più consapevolezza, leva motivazionale per affrontare i trattamenti con maggiore forza e convincimento, nonostante le criticità che questi potranno porre. Questo approccio costituisce un sostanziale cambiamento alla cura: non più soltanto strutturata sull’“evidence-based medicine” (EBM), cioè su prove scientifiche rigorose che derivano da studi e protocolli, fredda. Ma integrata alla “narrative-based medicine” (NBM), la medicina che permette di esplorare l’esperienza individuale attraverso il racconto, personalizzando la cura. E rendendola più umana.

Nessuno escluso

La medicina narrativa è dunque democratica: non fa distinzione di sesso, età, tipologia di malattia. Fra medici o pazienti.

Tutti la possono praticare e tutti ne possono beneficiare: la persona interessata dalla malattia che può riflettere sugli aspetti positivi e negativi della propria esperienza di accettazione, di gestione e assistenziale della propria condizione, imparando ad approcciare la malattia in maniera più consapevole, il che significa anche con maggiore positività (e che non può fare che bene alla cura) e al personale sanitario.

La medicina narrativa permette infatti a medici, infermieri e ogni altra figura professionale coinvolta nel percorso di cura di mettersi in ascolto, imparando a prendersi non in carico ma a cuore e in cura il proprio paziente, nella complessità e interezza del suo essere. Così da curarne non solo la malattia ma condividendone paure, speranze ed emozioni.

Gli obiettivi

 Non servono più parole, ma 3 capisaldi per comprendere gli intenti della medicina narrativa:

  • migliorare l’efficacia delle cure, considerando la narrazione come parte integrante del percorso di cure, con un valore quindi terapeutico;
  • dare risalto e importanza al vissuto di cura dei pazienti e degli operatori sanitari;
  • condividere la storia di cura di ciascuno e fare un percorso di guarigione, partendo dalla cicatrizzazione di una ferita infima e spirituale, verso la cura anche del corpo.

Hai mai tenuto una sorta di diario “emozionale” nella tua vita? Sprigionare stati d’animo e sensazioni porta a una catarsi profonda, a un viaggio fino nell’intimità del proprio io, e può aiutare davvero ad accettare e meglio superare dure prove esistenziali, anche una malattia.

La scrittura è davvero una terapia, tra te e te, forte ed energica come la vita stessa: che ne pensi?

-A cura di Francesca Morelli

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