Li guardiamo negli occhi i nostri figli e non possiamo non pensare che stanno pagando il prezzo più alto della pandemia, ce lo sentiamo dire dai medici, pediatri e specialisti, dai mass media, dalle esperienze di vita. Lo vediamo tutti i giorni nei loro cambiamenti di umore che sono spia di un malessere psico emotivo. Un quadro in cui i giovani si riconoscono: si sentono fragili, insicuri ma al contempo – e questo è il lato ‘buono’ – sono consapevoli del loro disagio. Ed è il primo passo per poterlo superare e uscirne. Sono le osservazioni che si possono trare dall’indagine sociologica nazionale: ‘Adolescenza, tra speranze e timori’, condotta dal Laboratorio Adolescenza insieme a ISTITUTO IARD e a Lundbeck Italia fra adolescenti e ragazzi di età compresa tra 13 e 19 anni, su un campione nazionale di oltre 5.700 studenti.
Come stai? Chi lo sa davvero, ciò che è certo è che la pandemia ha contribuito alla comparsa, o a far acuire nei giovani stati di ansia, di tristezza, di variabilità d’umore. Oppure c’è stata l’influenza e/o la prossimità di amici e coetanei con esperienze di autolesionismo? O forse il consumo di sostanze e abuso di alcol? Se lo è chiesto l’indagine condotta tra marzo e maggio 2022 che ha voluto indagare quale sia la percezione degli adolescenti nei confronti di problemi psicologici-psichiatrici. Si è venuti così a scoprire che oltre il 40% dei giovani intervistati si sente, spesso o qualche volta, particolarmente ansioso o impaurito, anche senza una ragione apparente, con una sensazione così intensa da potere arrivare anche a togliere il respiro. Disagi che nell’80% dei casi, già latenti, si sono via via aggravati e accresciuti negli ultimi due anni (57%), I ragazzi dichiarano, per il 40%, di conoscere un coetaneo che pratica l’autolesionismo, più diffuso tra le ragazze, è un atto estremo per affrontare situazioni di agitazione, tristezza e tensione. Se ciò eleva le nostre preoccupazioni da adulti/genitori, dall’altro ci ‘sollevi’ in parte il fatto che i giovani non considerano più un tabù il disagio psichico e mentale, anzi, chiedono aiuto agli esperti, non lo ritengono più un evento da fragile, ma come un fatto che può capitare proprio a tutti. In media 1 giovane su 4 (25%) e 1 su 5 (20%), a livello globale, sta sperimentando rispettivamente sintomi depressivi e d’ansia; in Italia, durante la pandemia, il 16% dei pazienti psichiatrici ha tentato il suicidio, mentre l’ideazione suicidaria e l’autolesionismo sono state le ragioni di ricovero nel 31% dei pazienti, con un’incidenza elevata ancora una volta tra le ragazze.
Come si spiega questo fenomeno? La domanda è legittima, e necessaria per aiutare i nostri figli: – L’adolescenza è una fase della vita in cui i ragazzi potrebbero non sentirsi liberi di esprimere il proprio disagio per paura del pregiudizio dei coetanei – spiega Stefano Vicari, Responsabile Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – o di non essere compresi dagli adulti. I genitori e tutte le figure referenziali per gli adolescenti dovrebbero sviluppare una capacità di ascolto e di comprensione, mentre ad oggi in Italia manca una vera cultura sulla Salute Mentale: bisogna dare tempo alle famiglie di occuparsi dei figli, mettere i ragazzi al centro delle nostre agende e gli insegnanti devono poter avere gli strumenti per essere di supporto -. Sono problemi che si possono risolvere? – è ipotizzabile che nella maggioranza dei casi queste forme di disagio rientrino senza importanti conseguenze – aggiunge Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza – tuttavia è opportuno non minimizzare a priori queste manifestazioni: genitori, pediatri e insegnanti dovrebbero essere attente sentinelle per cogliere prima possibile eventuali segnali di disagio, così da intervenire presto e adeguatamente, indirizzando i giovani da uno specialista, con la consapevolezza che sono spesso bravissimi a dissimularli -.
Fiducia, rassicurazione, autorevolezza, un punto fermo: questo ci chiedono di essere per loro, i nostri ragazzi. Una forte dichiarazione di aiuto.
A cura di Francesca Morelli