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Melograno, anche gli scarti sono ‘buoni’

Conosci il melograno? è un frutto largamente utilizzato a scopo decorativo, soprattutto in alcuni particolari periodi dell’anno, come il Natale per addobbare le tavole o in cosmesi, ingrediente principale di prodotti per la cura del corpo. In misura minore viene invece consumato come alimento, da solo o in accompagnamento ad altri alimenti in gustose ricette. Un vero peccato perché il melograno ha ottime proprietà nutrizionali: per sfruttarlo al meglio è stato infatti lanciato un progetto che intende anche contrastare gli sprechi e favorire l’economia circolare.

Il melograno è buonissimo – Non ci riferiamo al gusto, un po’ acidulo che potrebbe non essere da tutti apprezzato, ma alle molteplici proprietà di questo frutto. è ricco infatti di vitamine, soprattutto A e C, acqua, fibre, sali minerali e diverse altre sostanze che gli conferiscono effetti antinfiammatori, antiossidanti, antimicrobici, fino a potenzialità antitumorali. Caratteristiche per le quali il melograno è stato definito un ‘super food’. Con l’intenzione di ‘recuperare’ tutte queste proprietà a favore della salute dell’uomo e del pianeta, e affinché nulla venga sprecato, è stato messo in campo NewTriPome, un nuovo progetto di ricerca Enea cui collaboreranno professionalità e piattaforme tecnologiche di quattro laboratori del Centro ricerche Casaccia di Roma, attive in ambito di salute e biotecnologie nel settore agroalimentare. Il progetto ha l’intento di fruttare gli scarti – cioè foglie, radici e residui di lavorazione del melograno – per estrarne molecole benefiche e produrre integratori e nutraceutici. Questi potranno essere impiegati per la produzione di alimenti e succhi.

Un progetto prezioso anche per il pianeta – Il recupero degli scarti del melograno avrebbe effetti positivi anche sull’ambiente. – La valorizzazione dei sottoprodotti provenienti da attività agricole e agroindustriali – spiega Gianfranco Diretto, responsabile del laboratorio Enea di Biotecnologie – avrebbe significative ricadute anche in termini di economia circolare, in considerazione del trend in crescita sia nella coltivazione del melograno che nei consumi del frutto -. Dunque con questo doppio obiettivo di pensare alla salute dell’uomo e del pianeta, i quattro laboratori Enea si dedicheranno alla ricerca e identificazione delle biomolecole attive presenti negli scarti della pianta e del frutto, testandone poi attività e benefici in modelli sperimentali umani di epitelio (rivestimento) intestinale, tessuto epatico e componente macrofagica, cioè di quelle cellule immunitarie che svolgono il ruolo di spazzini nell’organismo.

Ci vuole la tecnologia – Il progetto sarà reso possibile dall’utilizzo di un supercomputer, chiamato Cresco6, che consentirà di effettuare analisi di dinamica molecolare. Verranno cioè ricercati i principi attivi che potranno essere fra gli ‘ingredienti’ dei prodotti nutraceutici e degli integratori alimentari, efficaci contro lo stress ossidativo e infiammazioni. Due fattori che sono spesso alla base dello sviluppo di diverse patologie cronico-degenerative e dell’invecchiamento dei tessuti. Questo lavoro di ricerca sul melograno segue altri studi sulle proprietà bioattive e nutraceutiche di altre sostanze vegetali tra cui nocciola, zafferano, pomodoro, zenzero selvatico, basilico, shiso (una pianta aromatica di origine orientale simile al basilico) e crescione, o di altri prodotti di scarto come le pale del fico d’India e quelle provenienti dai fiori della Melissa officinalis.

Che ne pensi? Sei favorevole al recupero degli elementi di scarto degli alimenti sostanze naturali? e tu nella quotidianità segui comportamenti anti-spreco?

– Francesca Morelli

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