Il dettaglio di un bustino con lacci nero

Il ritorno del vitino di vespa: dalla Hollywood anni ’50 alla chirurgia estrema

Dalla silhouette di Marilyn Monroe alle nuove tendenze americane, il vitino da Barbie diventa l’ossessione del momento. Ma la chirurgia delle costole divide gli esperti e riapre il dibattito su limiti ed etica della bellezza artificiale.

 Negli anni ’50 e ’60 il sogno di bellezza era incarnato da icone come Marilyn Monroe, Sophia Loren e Brigitte Bardot: forme generose, fianchi morbidi e il celebre 90-60-90, simbolo di sensualità ed equilibrio. Oggi, quell’immagine sembra riemergere, ma attraverso una via decisamente più invasiva: la chirurgia estetica del vitino di vespa, un trend che dagli Stati Uniti si sta diffondendo a livello globale.

Secondo il New York Times, la nuova frontiera della body-modification è la rimozione parziale o totale delle costole fluttuanti, le ultime due paia, per ottenere una vita estremamente sottile. Dopo l’intervento, le pazienti devono indossare un corsetto per diverse settimane, così da stabilizzare la nuova forma.
Una pratica che ricorda le rigidissime mode dell’Ottocento, quando le donne si costringevano in corsetti di acciaio e stecche di balena per modellare la figura: un’estetica tornata di moda grazie anche all’immaginario di Barbie e dei social.

Un’ossessione che spinge troppo oltre

Il chirurgo americano Barry L. Eppley, tra i pochi a descrivere apertamente la cosiddetta rib removal surgery, sottolinea che si tratta di una procedura estremamente rara e da considerare solo come ultima opzione. “Prima di pensare alla rimozione costale, vanno ottimizzati interventi più sicuri come liposuzione e addominoplastica”, spiega.


Anche il collega newyorkese Thomas Sterry invita alla cautela: nel suo studio propone un approccio alternativo, la tecnica RibXcar, che mira a rimodellare le costole inferiori senza rimuoverle, riducendo i rischi strutturali. “L’obiettivo dev’essere armonizzare la figura, non stravolgere la struttura del corpo”, afferma.In Italia, i chirurghi osservano con preoccupazione la tendenza. Se finora non sono state registrate molte richieste, il tema è comunque motivo di confronto: il rischio è che la moda social possa indurre una pericolosa emulazione. Sui social, in particolare su TikTok, l’hashtag #waspwaist ha accumulato milioni di visualizzazioni, trasformando la chirurgia estrema in un desiderio estetico aspirazionale.

Rischi e complicanze

Le perplessità mediche non mancano. La rimozione o frattura delle costole può provocare problemi respiratori, dolore cronico e alterazioni nella protezione degli organi interni.
“Le costole non sono un semplice elemento estetico, ma una barriera fondamentale per cuore e polmoni”, ricordano diversi specialisti. Per questo, anche chi offre interventi innovativi tende a spostarsi verso pratiche meno traumatiche.

Il chirurgo colombiano Alfredo E. Hoyos, noto per aver sviluppato la tecnica W.A.S.P. (Waist Aesthetic Slimming by Puncture), spiega che oggi è possibile rimodellare la gabbia costale tramite micro-punture e ultrasuoni, senza incisioni invasive. La procedura, che costa in media 8.000 dollari e riduce il girovita di circa 8-12 centimetri, prevede comunque un lungo recupero con corsetto e non è priva di rischi.

“Chirurgia mutilante” o innovazione?

Il chirurgo russo Kazbek Kudzaev è stato tra i primi, nel 2017, a proporre un metodo alternativo definito di osteoclasia controllata: invece di asportare le costole, le piega delicatamente fino a creare una micro-frattura che permette di restringere il torace di alcuni centimetri. “È un compromesso meno distruttivo, ma resta una pratica che va affrontata con grande prudenza”, ha dichiarato.

Da allora, le tecniche si sono evolute, diventando più rapide e meno dolorose, ma gli esperti sottolineano che nessuna di queste garantisce risultati permanenti o privi di complicazioni. Le ossa, infatti, possono tornare alla posizione originaria se non mantenute da un corsetto per diverse settimane.

Tra estetica ed etica

Al di là della tecnologia, la discussione resta soprattutto etica. Fin dove può spingersi la chirurgia estetica nella ricerca della perfezione?
Molti professionisti concordano nel dire che rimuovere o modificare strutture ossee sane rappresenta un limite da non superare. “Il corpo non è un materiale da scolpire all’infinito — osserva un gruppo di chirurghi estetici americani — la chirurgia dovrebbe restare uno strumento di equilibrio, non di cancellazione della propria identità”.

Il mito del vitino da 60 centimetri, che un tempo apparteneva alle dive e ai manichini delle maison di haute couture, oggi torna come ossessione digitale. Ma tra bisturi, filtri e algoritmi, la domanda resta aperta: quanto vale davvero la bellezza, quando per ottenerla si rischia di togliersi un pezzo di sé?

-A cura di Francesca Frediani

This site is registered on wpml.org as a development site.