C’erano una volta il parrucchiere e l’estetista: chi erano e chi sono oggi

Un tempo figure artigianali, oggi professionisti del benessere e dell’immagine a 360 gradi.

Parrucchieri ed estetiste hanno attraversato un’evoluzione profonda: nuove competenze, percorsi formativi strutturati, ruoli più specializzati e confini professionali che la Legge 1/90 continua a presidiare con chiarezza.

Dall’arte delle mani all’arte della bellezza

Fino agli anni Ottanta, il parrucchiere e l’estetista erano artigiani nel senso più tradizionale del termine: si formavano “a bottega”, imparavano osservando, ripetevano gesti tramandati, e il loro valore professionale risiedeva nella manualità e nell’esperienza diretta.

Negli ultimi trent’anni, però, l’evoluzione culturale e tecnologica del settore beauty ha cambiato radicalmente lo scenario. Oggi queste due figure rappresentano professionisti altamente qualificati, che combinano competenze tecniche, conoscenze scientifiche e capacità di relazione e consulenza personalizzata.

Il parrucchiere non è più soltanto colui che taglia e colora i capelli: è hair designer, consulente d’immagine e tecnico del colore, capace di interpretare le tendenze moda, comprendere la morfologia del viso, conoscere chimica cosmetologica e marketing.
L’estetista, dal canto suo, è passata dal semplice trattamento estetico (ceretta, manicure, pulizia viso) a una professione sempre più complessa, in cui convivono estetica avanzata, competenze dermocosmetiche, tecnologie e protocolli personalizzati.

Una cornice chiara per due professioni distinte

Per molti anni la Legge 4 gennaio 1990, n. 1 ha rappresentato la norma di riferimento per entrambe le professioni del settore beauty — estetista e parrucchiere. In seguito, la materia è stata aggiornata e separata: oggi la Legge 1/90 disciplina l’attività di estetista, mentre la Legge 17 agosto 2005, n. 174 regola quella di acconciatore (o parrucchiere), sostituendo la parte originariamente inclusa nella normativa del 1990.

Entrambe le leggi, tuttavia, condividono la stessa finalità: garantire una formazione qualificata, tutelare la salute del cliente e definire con chiarezza i confini professionali.

Per l’estetista, la Legge 1/90 stabilisce che si tratta di una professione dedicata al “trattamento estetico del corpo umano con lo scopo esclusivo o prevalente di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico.”
Il percorso formativo prevede due anni di scuola professionale riconosciuta e un terzo anno di specializzazione o tirocinio, con esame abilitante finale.

Per l’acconciatore, la Legge 174/2005 definisce l’attività come “trattamento, cura e trasformazione estetica dei capelli, della barba e del cuoio capelluto”, comprendendo taglio, piega, colorazione e trattamenti specifici. Anche in questo caso sono previsti un percorso formativo strutturato, un periodo di apprendistato e un esame di abilitazione professionale.

Questa distinzione normativa — tra estetista e acconciatore — è fondamentale per mantenere professionalità, competenze e responsabilità ben definite, evitando sovrapposizioni e garantendo al consumatore un servizio sicuro e qualificato.

Nuove competenze, nuovi strumenti

Negli ultimi anni, le due figure si sono arricchite di competenze che vanno ben oltre la manualità:

  • L’estetista moderna deve conoscere principi di anatomia e fisiologia, cosmetologia, igiene, normativa sanitaria e gestione d’impresa. Molte si specializzano in estetica avanzata, con corsi su tecnologie come radiofrequenza, laser, microcorrenti, ossigenoterapia e protocolli anti-age.
  • Il parrucchiere contemporaneo deve padroneggiare colorimetria, tricologia, tecniche di taglio avanzato, ma anche marketing digitale, consulenza personalizzata e sostenibilità dei prodotti. Crescono le figure ibride come il tricologo estetico, l’hair therapist o lo specialista del cuoio capelluto.

Entrambe le categorie, inoltre, sono sempre più orientate verso l’approccio olistico e il benessere globale: non solo estetica, ma equilibrio psicofisico, self-care e valorizzazione dell’identità personale.

Formazione continua e aggiornamento costante

La formazione iniziale è solo il punto di partenza. Il mercato e le tecnologie in costante evoluzione rendono indispensabile la formazione continua.

Negli ultimi anni, le due figure (parrucchiere ed estetista) non solo ampliano le loro competenze tecniche, ma si trovano al centro di un contesto normativo in forte evoluzione. La Legge 4 gennaio 1990, n. 1 (“legge 1/90”) — che per oltre trent’anni ha definito in modo uniforme i percorsi formativi e i confini professionali — è oggi oggetto di un acceso dibattito. Lo scorso 5 agosto 2025, il senatore Renato Ancorotti (FdI), insieme alle associazioni CNA e Confartigianato, ha depositato il disegno di legge n. 1619, che propone fra l’altro l’introduzione di nuove figure professionali (come l’Onicotecnico o il Truccatore/tecnico per ciglia e sopracciglia) e una revisione dei percorsi formativi, con una riduzione da 900 a 600 ore e un potenziale trasferimento delle competenze formative alle regioni, eliminando l’uniformità statale.

L’obiettivo dichiarato è quello di modernizzare e far evolvere la formazione e il profilo professionale. Tuttavia, una parte consistente del settore — comprese le scuole di formazione riconosciute, le associazioni di estetiste e le stesse professioniste — considera questa riforma un indebolimento della professione, in quanto rischia di creare disomogeneità territoriali e di sottrarre all’estetista competenze specifiche già riconosciute dalla legge 1/90, mettendo così in pericolo l’esistenza stessa di una professione ufficialmente riconosciuta dallo Stato.

-A cura di Francesca Frediani

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