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Un buon sonno fa bene anche alla scuola

Ci sono le chat, i social network, l’uso di dispositivi elettronici fino tarda sera, anche a letto. Roba da poco? Eh, no. Perché oltre a diminuire le ore di sonno tra i giovani, questa abitudine impatterebbe anche sul rendimento scolastico: difficoltà di apprendimento, prestazioni meno soddisfacenti, risultati più scadenti. Secondo un recente studio pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica (Acta of the National Academy of Sciences), la durata del sonno notturno sarebbe in grado di influenzare la media dei voti degli studenti: tanto meno si dorme, tanto più si incappa nella probabilità di un ‘brutto voto’, con esiti che permangono nel lungo temine.

Come agisce il sonno

Consolida memorie e concetti: quanto si apprende di giorno viene strutturato e immagazzinato nei circuiti cerebrali, nelle aree deputate alla memoria, di notte. Quindi dormire un adeguato numero di ore – dalle 9 alle 11 ore per gli adolescenti tra i 6 e i 13 anni e dalle 8 alle 10 ore per i ragazzi dai 14 ai 17 anni secondo l’americana National Sleep Foundation – non ਠutile solo a dare nuova energia all’organismo, ma anche ‘materia’ al cervello, il quale premia in termini di risposte maggiormente performanti. Una ricerca della Università americana di Pittsburgh ne ha dato dimostrazione: ha valutato in più di 600 studenti del primo anno di tre diverse università , la possibile correlazione tra ore di sonno dormite, misurate attraverso specifici dispositivi da polso, e performance studentesche. Ne ਠemerso che il sonno fa la differenza sulle qualità della performance: dormire in media 6,5 ore a notte ਠun tempo sufficiente a garantire un adeguato rendimento nello studio, ma sotto questa soglia il calo del rendimento scolastico ਠnetto e incide con una diminuzione sul voto di fine corso ad ogni ora di riposo persa, nelle cinque-nove settimane successive. E senza possibilità di recupero: insomma le probabilità di successi scolastici sarebbe sensibilmente inferiore, in maniera protratta nel tempo.

Non ਠil primo ‘caso’

Un’altra indagine recente, condotta all’IISS Majorana di Brindisi tra il 2018 e il 2019, farebbe rilevare che ritardando di un’ora l’ingresso a scuola, permettendo così agli studenti di dormire in media 7 ore e 40, eleva il livello di attenzione dei ragazzi, diminuendo anche il numero di abbandoni scolastici

Unico risultato, unica risoluzione

Tutti gli studi sembrano concludere che quando i normali schemi di sonno vengono interrotti per qualche motivo, le nozioni apprese durante il giorno non vengono consolidate nella memoria. Soluzione? àa va sans dire: strutturare modelli educazionali e di apprendimento che invitino gli studenti di qualunque ordine di studio a dedicare il giusto tempo al sonno. E che sia di qualità .

-A cura di Francesca Morelli

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