Il dettaglio di un foglio scritto a matita e due dita con la gomma da cancellare

Non ti sai organizzare? Colpa dei compiti a casa!

Hai difficoltà a gestire il tempo? Forse da piccolo hai avuto un brutto rapporto con i compiti a casa. Troppi o troppo pochi… Il dibattito sull’argomento è sempre aperto e non esiste una risposta univoca.

L’utilità dei compiti dipende da molti fattori, come l’età degli studenti, la materia, la quantità e la qualità. Scontato filosofeggiare, ma in effetti anche in questo caso Aristotele avrebbe detto “in medium stat virtus” mettendo a tacere il team “compiti sì” e il team “compiti no”.

Se i compiti fossero una challenge su TikTok

Se i ragazzi mettessero nello studio l’impegno che investono per sfidarsi in una web challenge, realizzare un contenuto social o imparare il testo di un brano K Pop, balletto compreso, con tutto il rispetto per gli artisti, avremmo studenti modello. Ma il livello di concentrazione in classe è minimo. E il coinvolgimento spesso è debole. A dirlo sono gli insegnanti. Tutti a favore dei compiti a casa, ça va sans dire

Come regolarsi? Uno dei più noti studi sul tema, condotto dal professor Harris Cooper (psicologo della Duke University, noto per i suoi lavori sui programmi educativi), ha evidenziato come i compiti a casa possano avere un impatto positivo sui risultati scolastici, ma solo se assegnati in quantità moderate e se adeguati all’età e alle capacità degli studenti.

Nelle scuole primarie, se presenti, devono essere leggeri, quasi un gioco per consolidare ciò che si è imparato in classe. È sui quei banchi che la “prima” volta i bambini iniziano a rapportarsi con la dimensione del dovere, con lo sviluppo delle capacità organizzative e di autonomia. Per gli adolescenti devono essere chiari e stimolanti mentre per i più grandi un’opportunità per affinare le proprie abilità anche organizzative, e prepararsi alle sfide universitarie o lavorative.

Una lama a doppio taglio

I compiti insomma sono come una lama a doppio taglio. Se affilata con cura e utilizzata con saggezza, può affinare le menti e forgiare futuri campioni dello studio. Al contrario, rischia di ferire la voglia di imparare e di spegnere la scintilla della curiosità.

Che compiti siano dunque! Mi è piaciuta la considerazione fatta da un insegnante illuminato che ha sottolineato l’importanza fondamentale, per maestri e professori che assegnano i compiti, di porre l’attenzione al metodo di studio adottato dai ragazzi più che alla verifica della nozione, supportandoli eventualmente, e contribuendo a creare la loro autostima senza demoralizzarli.

È vero, la maggior parte dei ragazzi oggi ha una scarsa attitudine all’approfondimento. Questa può essere stimolata assegnando ricerche, lavori di gruppo qualcosa che possa portarli ad affrontare gli argomenti da una prospettiva diversa.

Genitori con ansia da prestazione

Interrogati sull’argomento i genitori affermano che i compiti sono un’opportunità per verificare i progressi dei figli e per individuare eventuali difficoltà. Favoriscono una maggiore collaborazione tra scuola e famiglia. Il rovescio della medaglia? Se sono troppo difficili possono essere fonte di stress sia per i ragazzi ma anche per loro stessi nel momento in cui venissero chiamati a collaborare. Se sono troppi tolgono tempo a sport, relazioni sociali e riposo.

Sí però dai anche meno…

… come direbbe Tananai. Gli studenti infatti, a sorpresa, non sono contrari ai compiti (anche se in fondo in fondo preferirebbero non farli), ma solo e soltanto se contenuti e stimolanti.

Aiutano a chiarire i dubbi sorti durante le lezioni, rafforzano le conoscenze acquisite e sono indispensabili per prepararsi alle verifiche (siano esse programmate o a sorpresa). Se troppi invece vengono vissuti come un macigno insopportabile, tolgono entusiasmo, autostima, tempo libero e creano stress.

-A cura di Simonetta Barone

This site is registered on wpml.org as a development site.