Due uomini in giacca e cravatta di cui uno che sbaglia

Jet lag? Ecco come riallinearsi al fuso orario in 48 ore

Atterri. Sei a Los Angeles, sono le 15. Per il tuo corpo, però, sono le 23, e ti sembra di camminare su un materasso. Ma non puoi crollare. Devi fingere entusiasmo, scattare una foto al tramonto e… tenere gli occhi aperti al ristorante.

Sbarcare a destinazione con tante ore di fuso orario sulle spalle è un po’ come svegliarsi da un pisolino troppo lungo: hai fame, ma non sai di cosa; ti senti stanco, ma anche nervoso; è giorno, ma il tuo corpo è convinto che sia notte fonda. Benvenuti nel meraviglioso mondo del jet lag.Lo diciamo subito: nessuno ne è immune, neanche i frequent flyer più navigati. E anche se abbiamo già parlato di che cos’è e come affrontare il jet lag dal punto di vista del benessere, oggi lo affrontiamo con un approccio più diretto: come riallinearsi al fuso orario in 48 ore (senza impazzire nel tentativo)?

In volo: comincia il reset

Il trucco è non arrivare impreparati. Già sull’aereo si gioca metà della partita.

Come prima cosa, cambia subito l’orario del telefono e comportati di conseguenza: se a destinazione è ora di cena, cena; se è notte, cerca di dormire. Anche se il tuo corpo si ribella. Sappiamo che l’idea di un bicchiere di rosso in volo è romantica, ma al tuo ritmo circadiano non importa nulla del romanticismo: l’alcol lo sballa ulteriormente. Lo stesso vale per la caffeina: può darti la botta iniziale, ma poi ti lascia in un limbo di agitazione.

Prima regola dell’atterraggio: non cedere!

Se atterri di giorno, non andare a dormire subito. Sappiamo che il letto ti guarda con occhi languidi, ma resisti. Esci, anche solo per fare due passi. La luce naturale è il tuo alleato n.1 per resettare l’orologio interno. E se proprio senti che devi fare un pisolino, metti una sveglia dopo 90 minuti. La fame si fa sentire? Ottimo. Mangia secondo l’orario locale, non secondo quello del tuo stomaco confuso. A colazione prediligi cibi ricchi di proteine come le uova o lo yogurt, a cena qualcosa di più carboidratoso (licenza poetica!), giusto per aiutarti ad addormentarti senza bisogno di “mezzi esterni” (che poi tanto non funzionano).

Trucchi per sembrare sveglio anche se non lo sei

Tra il secondo e il terzo giorno, il tuo corpo inizia a capire che non è più a casa. Una soluzione molto amata e citata da Gwyneth Paltrow è la sauna a infrarossi post-volo, per “sudare le tossine” e ritrovare l’equilibrio. Se non hai una spa a 5 stelle pronta ad accoglierti, puoi ugualmente fare qualcosa più a portata dei comuni mortali:

  • fai una doccia fredda al mattino per svegliarti (funziona meglio del caffè), oppure calda alla sera per rilassarti. Il corpo è sensibile agli sbalzi termici.
  • Applica un contorno occhi o dei patch occhi rinfrescanti, tanto per fingere una faccia da persona viva.
  • Cammina. Anche solo mezz’ora. Niente maratone né HIIT: una passeggiata e via, senza esagerare, perché hai bisogno di equilibrio, non di spossatezza.
  • Usa la melatonina con criterio: se assunta prima di dormire può aiutarti a “istruire” il sonno. Non è miracolosa, ma utile. Ricorda che non è una bacchetta magica: agisce meglio se combinata con luce, alimentazione e orari regolari.

Non si “batte” il jet lag. Si convive.

Dimentica i tutorial su TikTok con titoli come “How to kill jet lag in 24h”: è tutto marketing. La verità è che il tuo corpo ha bisogno di uno o due giorni per ritrovarsi. Sii gentile con lui. Non pretendere di essere brillante fin da subito.

E ricordati: anche se non hai fatto yoga in business class come Gwyneth, il tuo viaggio vale lo stesso. E dopo due notti normali, anche il tuo cervello ti ringrazierà.

-A cura di Noemi Sartori

Copywriter e content creator, beauty blogger dal 2011. Ama la cura di sé quando è concreta e sostenibile, non quando è un teatrino di promesse. Per Italian Beauty Community scrive di skincare e profumi con un approccio chiaro e pratico: abitudini sensate, scelte consapevoli, miti sfatati e consigli per orientarsi tra routine, attivi e trend senza ansia da prestazione. Il suo filtro “anti-fuffa” è semplice: spirito critico, parole accessibili e attenzione alle fonti. Accanto al beauty, affronta anche temi culturali e social legati alla comunicazione digitale e al modo in cui le piattaforme influenzano informazione, percezione di sé e benessere. Nel tempo libero si allena: perché la costanza, in palestra come nel beauty, fa la differenza.

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