Dalla skincare coreana ai laboratori cosmetici occidentali, gli ingredienti fermentati stanno rivoluzionando la cura della pelle. Ma cosa significa davvero “fermentato” in cosmetica? E perché questi attivi promettono maggiore efficacia e tollerabilità?
Tra le mie grandi passioni ci sono i viaggi, la cucina asiatica e la skincare. La connessione potrebbe non essere immediata, ma eccoci qui. Nel 2009 sono stata in Cina e ho imparato che è importante lavare il riso sette volte prima di farlo al vapore. Qualche anno fa invece, grazie ai social ho scoperto che, buttando l’acqua del riso, ho anche sprecato un ottimo tonico viso. Ebbene sì, per chi non lo sapesse, il riso è uno degli ingredienti fermentati skincare che più si utilizza in Asia. Il segreto di bellezza delle nonne delle loro nonne.
Cos’è la skincare fermentata?
Quella che per noi occidentali può sembrare una novità o un’innovazione, è uno dei segreti della skincare asiatica. Non è un caso se abbiamo iniziato a parlare di ingredienti fermentati proprio quando K-beauty (ma anche C e J-beauty) hanno iniziato ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto.
E con la Hallyu Wave è cambiato anche il modo in cui guardiamo la skincare. Questa apertura ci ha permesso di guardare al passato con occhio diverso, affidandoci a ingredienti della tradizione coreana per la bellezza e il benessere della pelle.
La Corea ha una lunga tradizione di cibi fermentati, basti pensare al kimchi (김치) a base di cavolo fermentato, quindi non c’è da meravigliarsi se i fermentati sono anche parte fondamentale nelle formule di prodotti per la cura della pelle.
Oggi questi ingredienti fermentati sono sempre più popolari anche nelle formule dei brand occidentali, soprattutto in quei prodotti che promettono idratazione, luminosità e una barriera cutanea sana e resistente.
Come funzionano gli ingredienti fermentati nella skincare
La fermentazione in cosmetica è un processo biochimico che trasforma ingredienti naturali come riso, soia, tè verde o ginseng grazie all’azione di microrganismi come lieviti, batteri ed enzimi.
Durante questo processo, le molecole vengono scomposte in elementi più piccoli, più stabili e più facilmente assimilabili dalla pelle. Tradotto in termini pratici, significa una cosa molto semplice: gli ingredienti fermentati diventano più efficaci.
Vitamine, amminoacidi, peptidi e antiossidanti vengono resi più biodisponibili, cioè più facili da assorbire. Allo stesso tempo, il processo riduce il rischio di irritazioni, migliorando la tollerabilità anche sulle pelli sensibili.
È questo il motivo per cui la skincare fermentata viene spesso percepita come più delicata ma al tempo stesso più performante: agisce in profondità senza risultare aggressiva.
Perché i fermenti fanno bene alla pelle
I benefici degli ingredienti fermentati sono molteplici e vanno ben oltre la semplice idratazione.
Uno dei principali vantaggi è la capacità di rafforzare la barriera cutanea, aiutando la pelle a difendersi meglio dagli agenti esterni come smog, stress ossidativo e sbalzi climatici. Inoltre, molti fermenti aiutano a mantenere in equilibrio il microbioma cutaneo, cioè quell’insieme di microrganismi buoni che proteggono naturalmente la pelle. Questo si traduce in una pelle più resistente, meno reattiva e visibilmente più sana.
In più, grazie alla presenza di antiossidanti e sostanze umettanti, gli ingredienti fermentati aiutano a migliorare svariati aspetti che definiscono la skin quality, come luminosità, elasticità, uniformità dell’incarnato e, chiaramente, idratazione profonda. Il risultato è una pelle più compatta, più luminosa e meno incline a rossori o sensibilità.
Gli ingredienti fermentati più usati nei cosmetici
Leggere l’INCI di un cosmetico fermentato può sembrare complicato, ma ci sono alcuni ingredienti chiave che vale la pena riconoscere.
Tra i più usati troviamo Galactomyces Ferment Filtrate, derivato dai lieviti usati nella fermentazione del sake. È famoso per la sua capacità di illuminare l’incarnato e migliorare la texture cutanea.
C’è poi Saccharomyces Ferment, ricco di enzimi e antiossidanti che aiutano a levigare la pelle e migliorarne la luminosità.
Il Lactobacillus Ferment Lysate supporta il microbioma cutaneo e rinforza la barriera della pelle, riducendo sensibilità e rossori. Il Bifida Ferment Lysate invece, è molto utilizzato nei sieri riparatori, perché aiuta a calmare la pelle e proteggerla dallo stress ambientale.
Non dimentichiamo poi i fermenti di riso, soia e ginseng, ricchi di nutrienti, vitamine e amminoacidi, aiutano a rendere la pelle più elastica, tonica e uniforme e la kombucha, perfetta per un’esfoliazione delicata.
A chi è adatta
La skincare fermentata è adatta anche alle pelli impure. Gli ingredienti fermentati possono essere molto utili anche per le pelli impure o a tendenza acneica, perché aiutano a riequilibrare il microbioma cutaneo e a ridurre l’infiammazione.
Quando la flora cutanea è alterata, infatti, la pelle diventa più vulnerabile a impurità e imperfezioni. I fermenti aiutano a ristabilire questo equilibrio, migliorando la risposta della pelle e rendendola meno soggetta a rossori e sfoghi.
Inoltre, la loro azione lenitiva li rende ottimi alleati anche in routine che includono attivi più intensi come acido salicilico o perossido di benzoile.
Perché gli ingredienti fermentati sono il futuro della skincare
Il successo dei fermenti skincare non dipende solo dalla moda del momento. O meglio sì, ma è supportato da un’efficacia comprovata. I prodotti che contengono questo tipo di ingredienti rispondono infatti a una richiesta precisa del mercato che desidera una skincare efficace ma gentile.
In un momento storico in cui si parla sempre di più di barriera cutanea, microbioma e skinimalism, gli ingredienti fermentati rappresentano una sintesi perfetta tra innovazione e delicatezza. Non promettono risultati immediati e spettacolari, ma lavorano in profondità per aiutare la pelle a funzionare meglio.
-A Cura di Emanuela Ghislotti

Non sono mai andata a letto truccata e non prendo il sole. Amo il beauty, ma la mia vera passione sono i viaggi.