Nel 2025, inclusività è senza dubbio una delle parole più sexy (e abusate) del mondo beauty.
Tutti i brand promettono di celebrare ogni tonalità, ogni forma, ogni tipo di pelle.
Spot pieni di sorrisi, manifesti pieni di diversity, claim pieni di buone intenzioni.
Ma sotto il blush e i sorrisi patinati, quanto è veramente inclusivo oggi il mondo della cosmetica?
Colori per tutti? Sì, ma non sempre per davvero
Cominciamo dal prodotto simbolo: il fondotinta.
Dopo il famoso “effetto Fenty” (grazie, Rihanna), la corsa all’ampiezza di shade è esplosa: 40, 50, 60 tonalità, c’è chi promette persino 100 nuances.
Bello sulla carta. Meno bello quando scopri che:
- Le shade più chiare e più scure sono spesso disponibili solo online (ciaone).
- Alcune formule cambiano texture o resa a seconda della pigmentazione (spoiler: spesso peggiorano sulle pelli più scure).
- Nella realtà dei negozi fisici, i tester disponibili restano sempre quelli “medi” (e tutti gli altri? A casa a pregare il corriere).
Conclusione?
Inclusività di gamma: work in progress. Inclusività reale in store: ancora un lontano miraggio.

Campagne pubblicitarie: tutti rappresentati (ma nel feed, non nel prodotto)
Sfoglia un catalogo beauty e troverai modelle plus-size, modelle mature, modelle con vitiligine o cicatrici.
Fantastico, giusto?
Sì… se non fosse che spesso queste campagne sono:
- Solo ed esclusivamente di facciata.
- Limitate a spot o shooting specifici, senza reale continuità nella comunicazione del brand.
- Accompagnate da prodotti che continuano a ignorare bisogni reali di certe tipologie di pelle.
Riassunto rapido:
Una foto in più su Instagram non fa primavera. Serve coerenza, non solo storytelling da lacrimuccia facile.
Pelli sensibili, pelli nere, pelli con condizioni particolari: ecco dove si gioca la vera partita
L’inclusività cosmetica non è solo questione di colore di pelle.
Vuol dire creare prodotti che funzionano davvero su:
- Pelli ipersensibili
- Pelli acneiche
- Pelli mature (e non solo fino ai 45 anni, grazie!)
- Pelli con discromie, melasma, rosacea
Nel 2025, alcuni brand stanno iniziando a proporre linee veramente studiate per diverse esigenze dermatologiche, senza trattare tutto come un problema da “nascondere”.
Altri? Ancora fermi al “copri tutto e stai zitta”.

Genderless beauty: libertà vera o solo nuovo marketing?
Altro trend: la bellezza senza genere.
Packaging neutri, formule pensate per “chiunque voglia usarle”, spot con modelli e modelle che sfidano le definizioni tradizionali.
Splendido, ma occhio alle trappole:
- Non basta scrivere “for everyone” sull’etichetta: la formulazione deve essere inclusiva davvero (sì, le pelli maschili e femminili sono biologicamente diverse, e a volte servono accorgimenti specifici).
- Alcuni brand usano il genderless come buzzword senza innovazione davvero nei prodotti.
Insomma:
Inclusività gender è molto più di una palette di colori neutri o di un testimonial androgino. È ricerca, formulazione intelligente, vero rispetto delle differenze.

Inclusività di prezzo: il vero taboo di cui nessuno parla
Siamo sinceri: cosa serve avere 50 tonalità di fondotinta se costano come l’affitto di un monolocale?
L’inclusività non è solo estetica, ma anche economica.
- Esistono marchi che riescono a proporre gamma ampia e prezzo accessibile (e meritano standing ovation).
- Esistono ancora troppi brand che fanno pagare l’inclusività a peso d’oro, rendendola di fatto un lusso per pochi.
Tradotto:
Inclusività vera = poter scegliere il prodotto giusto anche se non hai appena vinto a Powerball.
Inclusività cosmetica, siamo a metà strada
Rispetto a dieci anni fa? Enormi passi avanti.
Ma la strada da fare è ancora lunga: servono prodotti migliori, formule più intelligenti, comunicazioni più oneste.
Non basta gridare “Inclusività!” con il megafono e il fotoritocco in mano: bisogna tradurla in scelte reali, tangibili, continue.
-A cura di Samuela Nisi