Giovanissimi, la plastica fabbrica facce tutte uguali?

Forse l’avete notato anche voi: non vi sembra che ci sia un nuovo tipo di “uniformità” in giro? La vediamo un po’ ovunque: zigomi scolpiti, nasi sottili come matite e con punte perfettamente all’insù, labbra piene come un palloncino (pronto a scoppiare?). Per molti giovanissimi, la chirurgia estetica è ormai il biglietto d’ingresso in un mondo di “bellezza universale”, una terra promessa di volti levigati dove nessuno ha mai visto un brufolo o un poro e il naso è sempre, rigorosamente, proporzionato.

Ma fermiamoci un secondo. Siamo sicuri che questa corsa alla chirurgia plastica non stia producendo una generazione di “facce tutte uguali”? E che fine ha fatto la buona, vecchia individualità?

La bellezza “filtrata”: i social media e la perfezione prêt-à-porter

Partiamo dai social media: ogni giorno sfogliamo una gallery di volti perfettamente scolpiti. A forza di vedere zigomi cesellati e pelle perfetta, i giovanissimi iniziano a credere che quei tratti non siano solo l’ideale di bellezza, ma l’unico modo di essere belli.

E così, comincia la caccia al filler, al lip plumper e al nasino alla francese, tutto per avvicinarsi a quell’estetica da cartellone pubblicitario, levigata come il marmo di una statua greca. Il problema? Più rincorriamo quel volto “universale”, più perdiamo di vista la nostra bellezza naturale.

Si finisce per dimenticare che il fascino non è fatto di simmetria perfetta, ma di unicità, di un mix di tratti che ci rende irripetibili. È come dire: vuoi davvero somigliare alla tua versione photoshoppata o preferisci ricordare al mondo che sei molto di più di un filtro?

Genitori: alleati o complici?

E i genitori? Ah, la loro è una posizione tutt’altro che semplice. In fondo, sono cresciuti in un’epoca in cui il massimo del lusso era il phon a due velocità. Ora si trovano di fronte a figli che, a 16 anni, non chiedono più il motorino, ma un filler “discreto” per armonizzare il profilo.

Alcuni, disorientati, assecondano questi desideri, convinti di proteggere l’autostima dei ragazzi. Altri pensano che, per mantenere un buon rapporto, sia meglio acconsentire senza tante storie. Ma forse i genitori hanno un potere enorme, più grande di qualsiasi ritocchino: possono insegnare ai più giovani a riconoscere la propria bellezza autentica. Unico requisito? Un dialogo aperto e un po’ di sana ironia.

A volte basta ricordare ai propri figli che la bellezza vera non si misura in millimetri di filler, ma nella capacità di essere sé stessi. Magari non avremo labbra da poster, ma la sostanza è tutt’altra cosa.

Uglies: quando l’omologazione cancella l’individualità

E qui, ci viene in mente Uglies. Se vi piace la fantascienza distopica (e un pizzico di sarcasmo), questo film del 2024 fa per voi. (Lo potete vedere su Netflix, è tratto dall’omonimo romanzo del 2005 di Scott Westerfeld).Immaginate un mondo dove tutti, raggiunti i 16 anni, devono sottoporsi a un’operazione per diventare “pretties”, belli secondo uno standard imposto.

Nessun brufolo, nessuna asimmetria, nessuna libertà. La protagonista scopre ben presto che quella perfezione è un’illusione: oltre a rendere i visi tutti uguali, l’operazione manipola anche la mente, appiattendo il pensiero e rendendo le persone più docili e conformiste. Dietro alla perfezione estetica, c’è la perdita della propria identità.

Suona familiare? Uglies è un racconto che fa da specchio per la nostra realtà: oggi, sebbene non esista un intervento imposto dalla società, la pressione verso un’estetica uniforme spinge molti giovani ad assomigliare a modelli standard, perdendo di vista il valore della propria unicità. Il rischio? Creare una generazione di “pretties” anche nel mondo reale, tutti simili, tutti con la stessa espressione patinata, ma privi di quella autenticità che dà carattere e fascino.

Certo, possiamo avere tutti lo zigomo di una star, ma a quale prezzo? La bellezza autentica è proprio nelle imperfezioni e nei tratti unici. E, se ci appiattiamo per aderire a un modello, rischiamo di perderci qualcosa di prezioso: noi stessi.

L’industria della bellezza: tra innovazione e responsabilità

Lasciando da parte i film e tornando alla nostra realtà, dobbiamo dire che anche il mondo della bellezza ha il suo peso in questa storia. Da una parte, trattamenti e chirurgia estetica sono oggi accessibili e innovativi come mai prima; dall’altra, però, i professionisti hanno una responsabilità: ricordare ai più giovani che la bellezza non ha una “taglia unica”. E per questo, il medico deve saper dire “no”.

Alcuni brand, come Dove, Fenty Beauty di Rihanna e Glossier, stanno lanciando campagne di bellezza inclusiva che celebrano la varietà e l’unicità della pelle reale. Rare Beauty di Selena Gomez e Urban Decay, con la sua campagna “Pretty Different”, sfidano apertamente i canoni tradizionali, mentre Billie affronta i tabù mostrando immagini non filtrate di corpi femminili naturali. Il risultato è una nuova ondata di “skin positivity” che celebra volti, corpi e pelli diversi, senza inseguire modelli imposti. Un piccolo passo, ma importante, verso una “bellezza responsabile” che rispetti e valorizzi le differenze.

In un mondo che ci vuole tutti uguali, è ora di riscoprire la bellezza autentica. 

Cari genitori, cari professionisti e proprio tu che ci stai leggendo, pensa che forse vale la pena riflettere prima di inseguire un modello estetico preconfezionato. E, soprattutto, ricordiamoci che la vera bellezza è una storia, non una somma di ritocchi. Racconta chi siamo e lo fa con un mix di tratti, difetti, espressioni che ci rendono unici.

La prossima volta che vi guardate allo specchio, lasciate da parte l’idea di perfezione e fate un sorriso. Non saremo mai perfetti, ma siamo autentici. E questo è tutto ciò che conta.

-A cura di Noemi Sartori

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