In contesti lavorativi composti in prevalenza da donne — uffici, servizi, terziario, sanità, scuola — è frequente imbattersi in racconti di tensioni, gelosie, competizione, “amicizie complicate”: e da lì nasce la domanda se realmente “lavorare tra donne” rappresenti una sfida diversa da quella in gruppi misti o prevalentemente maschili.
Per rispondere, vale la pena guardare a due dimensioni: cosa dicono le ricerche — sui team, sulle discriminazioni, sul benessere — e cosa emerge dalle testimonianze quotidiane che circolano, in rete o tra colleghe.
Cosa dicono gli studi
- Uno studio su 178 team di lavoro in ambito bancario ha evidenziato che una maggiore presenza femminile può favorire le prestazioni del gruppo, purché vi sia coesione sociale e frequenti interazioni tra chi guida il team e i membri.
- D’altro canto, le donne — in molti contesti — continuano a segnalare discriminazioni legate al genere: disparità retributive, minor accesso a posizioni di vertice, pregiudizi sulla maternità e su “ruoli attesi”.
- In ambienti dominati da donne, come nel settore ICT o in contesti dove la maternità può diventare un “freno percepito”, alcune studio-indagini segnalano una maggiore difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata per le donne, con conseguenze su carriera, stress e soddisfazione.
In sostanza, non è il genere femminile per sé a determinare problemi, ma le strutture organizzative, la cultura del lavoro, il supporto reale a conciliazione e parità di opportunità.
Lavorare con molte colleghe: quando può funzionare
Le ricerche suggeriscono che gruppi composti da molte donne possono beneficiare di alcuni elementi positivi:
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Cohesione e cooperazione: la presenza femminile può favorire il supporto reciproco, la collaborazione e la solidità del gruppo — elementi che facilitano il buon rendimento del team.
- Empatia e sensibilità relazionale: in ambienti dove la comunicazione e il lavoro “di squadra” sono centrali, le qualità spesso attribuite alle donne — comprensione, ascolto, flessibilità — possono diventare un vantaggio reale.
Questo potenziale però genera effetti positivi solo se l’organizzazione valorizza questi aspetti e se il gruppo è guidato con attenzione.
I problemi reali che spesso emergono
Molte testimonianze — anche controverse, discutibili o generalizzanti — parlano di:
- Ambienti competitivi, conflittuali: gelosie, “colpi bassi”, esclusioni.
- Stress da carico di lavoro spesso maggiore per le donne, che uniscono impegni professionali a quelli familiari, quasi sempre più a loro affidati.
- Pregiudizi: maternità, aspettative sociali, stereotipi — che possono pesare più in contesti femminili dove la concorrenza è alta.
Uno studio recente in ambito ICT, ad esempio, evidenzia come le donne che diventano madri subiscano spesso un aggravio di stress, mancanza di supporto e discriminazione implicita, anche in team composti da altre donne.
Esperienze personali: cosa si sente dire (e perché va interpretato con cautela)
In forum, social o conversazioni informali capita spesso di leggere affermazioni come:
“In un ufficio tutto al femminile, ho vissuto anni di litigi, gruppetti e gelosie.”
“Con le colleghe donne è tutto sottile: emozioni, invidie, giudizi, niente trasparenza.”
Questi racconti, pur frequenti, vanno letti come esperienze soggettive, influenzate da:
- dinamiche personali (carattere, fiducia, empatia);
- difficoltà specifiche del contesto lavorativo (management, carichi, pressione);
- assenza di regole chiare, riconoscimento dei meriti, trasparenza nelle relazioni.
Non sono “prove” scientifiche di un problema intrinseco, ma segni che anche tra donne — come in qualsiasi gruppo — possono manifestarsi tensioni e fragilità.
Contesto, cultura aziendale e supporti fanno la differenza
Il nocciolo del problema raramente è il genere: risiede piuttosto nella cultura del lavoro, nelle politiche di equità, nel riconoscimento del valore e nella fiducia reciproca.
Un’organizzazione capace, attenta alla parità, a uno stile di leadership inclusivo e a regole trasparenti, può trasformare un gruppo tutto al femminile in un ambiente di crescita, solidarietà e successo.
Al contrario, in assenza di questi elementi, anche un team misto — o maschile — può diventare teso, conflittuale, insoddisfacente. Dati e studi lo confermano.
-A cura di Francesca Frediani

Giornalista e professionista della comunicazione con una lunga esperienza nel settore della cosmetica, dell’estetica professionale e del beauty business. Ha collaborato con importanti testate ed editori, contribuendo allo sviluppo dell’informazione B2B nel mondo della bellezza. Oggi è Direttrice Responsabile di Les Nouvelles Esthétiques Italia, testata di riferimento per il settore dell’estetica professionale, della formazione e dell’informazione di settore. Collabora con Italian Beauty Community fin dalla sua nascita, accompagnandone l’evoluzione editoriale e progettuale.