una bottiglia vuota di profumo su un tavolo bianco

Dal muschio animale al muschio bianco: una storia emblema di una rivoluzione etica

Morbido, avvolgente, intimo. Il muschio si adatta al pH della pelle e cambia da persona a persona diventando una firma olfattiva unica ed è per questo che, ancora oggi, continua ad essere una delle materie prime più amate e ricercate.

Il profumo al muschio custodisce una delle storie più antiche e affascinanti della profumeria. Il suo viaggio comincia da molto lontano, nel tempo e nello spazio, quando il muschio non era ancora una molecola sintetica, ma una sostanza animale così preziosa e rara da essere esclusivo appannaggio dei reali. Le prime menzioni del muschio animale si hanno in alcuni documenti cinesi e tibetani risalenti a 1300 anni fa.

Per secoli infatti, la tradizione era quella di estrarre questa materia prima dalla ghiandola addominale del cervo muschiato maschio (Moschus moschiferus) dell’Himalaya che la produceva durante il periodo degli amori per attrarre le femmine. Questa secrezione, potente e acre, era così afrodisiaca da essere definita la fragranza del sesso dal naturalista Linneo.

La farmacopea cinese invece, riteneva il muschio un rimedio capace di curare, proteggere e perfino scacciare le epidemie, tanto che lo si usava come sostanza esorcistica durante le pestilenze.

Più tardi l’aura sensuale del muschio conquistò anche l’Occidente. Si narra infatti che Josephine Beauharnais, o Giuseppina Bonaparte, lo utilizzasse per far perdere la testa ai suoi amanti. Un profumo che era un lusso proibito, raro, costoso e quasi mistico.

La rivoluzione scientifica: quando il muschio diventa sintetico

La storia del muschio cambia radicalmente nel XIX secolo, quando il chimico Albert Baur, che cercava un esplosivo più potente della nitroglicerina, scoprì accidentalmente i nitroalmizcles, dei composti aromatici in grado di ricreare la sensazione olfattiva del muschio animale. Una svolta per la profumeria: si passa da una materia prima costosissima e crudele per estrazione ad una finalmente accessibile.

Alla fine dell’Ottocento e poi nel Novecento, queste molecole iniziarono a dar vita a fragranze iconiche, da Guerlain A Houbigant. Nel 1920 poi, Leopold Ruika isolò la muscona rendendo possibile la nascita degli amizcles bianchi: morbidi, puliti, lattici e privi delle originarie note animaliche. Ed ecco quindi che si inizia a parlare appunto di muschi bianchi, con un’accezione che implica pulizia al posto di una nota animalica e selvaggia.

Quando nel 1979 la convenzione CITES vietò la caccia del cervo muschiato, ormai in via d’estinzione, il destino del muschio animale sembrava ormai segnato. Ma l’industria profumiera aveva già intrapreso la scia etica e innovativa della sintesi.

Il muschio come simbolo culturale: dagli hippie agli anni ‘80

Tra gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, il muschio sintetico diventò simbolo della controcultura: economico, persistente e ribelle. Nella comunità di Haight-Ashbury questa nota permeava l’aria insieme al patchouli e alla cannabis.
Nel 1969 nacque una delle fragranze al muschio più iconiche della storia, Musk di Alyssa Ashley, olio al 50% di muschio puro, diventato un talismano erotico che aprì la strada a fragranze come Jovan Musk e Coty Wild Musk. Infine, nel 1981, la svolta con White Musk di The Body Shop, completamente sintetico e cruelty free: una rivoluzione.

Muschio bianco: la nota che sa di pulito

A questo punto una precisazione è necessaria. Il muschio bianco non esiste in natura e non bisogna confonderlo con il muschio vegetale. È una creazione di laboratorio nata per imitare la sensualità del muschio animale, ma capace di generare un nuovo immaginario pulito, morbido, ovattato. 

È l’odore della pelle dopo la doccia, della biancheria asciugata al sole, di un abbraccio caldo e famigliare. E, grazie alla sintesi, esistono diverse varianti di muschio bianco che sono presenti nell’80% dei profumi. Ogni casa essenziera produce le proprie e ognuna presenta una sfumatura diversa che può essere talcata, lattiginosa, fruttata o saponosa.

Perché si usa il muschio nei profumi

Al di là della sua scia sensuale, il muschio ha un ruolo tecnico importante nei profumi, perché serve da fissativo. La sua struttura molecolare pesante evapora lentamente e trattiene le altre note, rendendo le fragranze più persistenti nel tempo.
Ed è proprio per questo motivo che i muschi sono la base perfetta per le skin scent, i profumi-non-profumi che esaltano l’odore naturale della pelle. La loro formula ricorda quella dei feromoni e questo potrebbe spiegare parte del magnetismo ancestrale che suscitano. Tuttavia non tutti sono in grado di percepirli. Ci sono infatti persone che soffrono di anosmia selettiva, una sorta di punto cieco olfattivo dovuto alla natura sintetica delle molecole.

-A Cura di Emanuela Ghislotti

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