Delle ciocche di capelli con i colori dell'arcobaleno

COLOROLOGY: la scuola di colore che mette in panico la colorimetria

Da anni i parrucchieri si destreggiano tra tabelle e formule come moderni alchimisti, convinti che la colorimetria fosse il sacro Graal della colorazione. E se vi dicessimo che tutto quello che avete imparato fino a oggi potrebbe essere, beh… obsoleto?

Entra in scena Colorology, il metodo rivoluzionario che spazza via vecchie convinzioni e introduce una formazione scientifica e innovativa. Il merito? Del Poliestetico di Milano, che ha deciso di mettere fine alle leggende metropolitane sul colore e portare un po’ di serietà (ma con divertimento!) nel settore.

Un colpo di spugna alla vecchia didattica

Al centro di questa rivoluzione troviamo il Prof. Alessandro Rizzi, docente e ricercatore dell’Università Statale di Milano, uno che di percezione del colore ne capisce parecchio. “Abbiamo sempre dato per scontato che la colorimetria fosse il metodo giusto per insegnare il colore ai parrucchieri, ma in realtà non è mai stata compatibile con il capello” spiega Rizzi.

E il motivo è semplice: il capello non è opaco come un foglio di carta, ma traslucente e soggetto a dispersione della luce. Insomma, le regole della colorimetria funzionano meglio sui poster che sulle teste delle clienti.

Ma se i vecchi modelli non funzionano, perché si sono usati così a lungo? La risposta è semplice: pigrizia e abitudine. Troppo spesso la formazione professionale si è basata su dogmi tramandati nel tempo, senza un vero riscontro scientifico. E così, gli hairstylist si ritrovano a memorizzare regole imprecise, salvo poi scoprire sul campo che i colori non reagiscono sempre come previsto. Colorology è qui per cambiare tutto questo.

Quando il gioco si fa duro, i parrucchieri giocano!

Ma Colorology non si limita a spiegare perché certe regole sono sbagliate: offre un nuovo approccio didattico basato su un libro di oltre 300 pagine e un gioco da tavolo. Sì, hai capito bene: un gioco. Dopotutto, perché imparare deve essere noioso? “La gamification non è solo un modo per rendere le lezioni più coinvolgenti, è uno strumento scientificamente provato per migliorare la capacità di apprendimento” afferma Rizzi. Il gioco aiuta gli studenti a identificare le altezze di tono, riconoscere le nuance cromatiche e risolvere problemi, proprio come nella vita reale.

E non stiamo parlando di un semplice passatempo: il gioco simula le vere dinamiche di un salone, permettendo agli studenti di sperimentare, sbagliare e correggere senza rovinare le chiome delle clienti. Un metodo che unisce la teoria alla pratica in modo innovativo e, diciamocelo, molto più divertente.

La rivoluzione passa dalla cosmetica umanistica

Dietro questa iniziativa c’è anche Giannantonio Negretti, presidente di Beauticon Valley e ideatore della Cosmetica Umanistica, una filosofia che mette la conoscenza al centro del settore beauty. “Per troppi anni abbiamo insegnato il colore con strumenti imprecisi e concetti errati” spiega. “Il risultato? Un tasso di insoddisfazione dei clienti che supera l’87%! Con Colorology vogliamo cambiare radicalmente il settore, riportando autenticità, scienza e innovazione nella formazione”.

Negretti sa bene che la bellezza non è solo estetica, ma anche cultura. Se vogliamo un settore professionale più competente, bisogna partire dalla base: la formazione. E quale modo migliore di apprendere se non sperimentando in prima persona?

L’approccio Colorology permette agli hairstylist di sviluppare un occhio clinico e un metodo solido, così da evitare errori che possono costare caro.

Il futuro della colorazione è qui, e questa volta niente sarà lasciato al caso. Dite addio alle vecchie teorie e preparatevi a giocare sul serio! E chissà, magari sarà proprio un gioco da tavolo a farvi diventare i nuovi maestri del colore!

-A cura di Samuela Nisi

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