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Primo piano di una ragazza che si ha le mani alla testa, vicino le tempie

Cefalea a grappolo: siamo noi donne a soffrirne “gravemente” di più

Tutto ha un “suo” genere. In molti casi questa affermazione ha del vero, lo è almeno quando si parla di biologia (le differenze tra uomo e donna, per intendersi) e le diversità con cui possono manifestarsi nei due sessi specifiche patologie. Tra queste l’emicrania a grappolo: uno studio svedese recente attesta, infatti, che spesso nelle donne la diagnosi è misconosciuta e che quando la problematica si presenta arriva con sintomi più gravi e persistenti. Non certo una gran…fortuna per noi, ecco cosa ci racconta la ricerca.

La cefalea a grappolo, che cos’è esattamente?

È un tipo particolare di mal di testa che ha sede nella zona orbitale, è monolaterale (da un lato solo), con attacchi brevi – tra 15 e 180 minuti circa, senza trattamento – ma estremamente dolorosi.

Deve questo nome al fatto che le manifestazioni si verificano in periodi attivi, denominati appunto “grappoli”, i quali possono avere durata di settimane o mesi con una frequenza da 1 attacco ogni 2 giorni a 8 al giorno, e sono intervallati da fasi di remissione (assenza di attacchi) di mesi o anni.

Il problema se non adeguatamente trattato, con adeguate terapie, può diventare cronico: ciò significa che gli attacchi possono aumentare di frequenza e intensità. Si potrebbero presentare per oltre 1 anno con periodi di remissione che durano meno di 30 giorni.

Dove stanno le differenze?

Innanzitutto nel riconoscimento della problematica: le donne che ricevono una diagnosi di cefalea a grappolo sono meno degli uomini, perché spesso scambiata per l’emicrania. E qui sta anche il nocciolo della questione: senza un corretto trattamento la cefalea a grappolo, come detto, ha maggiori probabilità di cronicizzare e infatti sono soprattutto le donne ad essere affette da questa forma.

 «È importante che i medici siano consapevoli del fatto che il disturbo si manifesti in modo diverso negli uomini e nelle donne – spiega Andrea C. Belin, del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, e a capo dello studio – per somministrare la terapia più adeguata e il più rapidamente possibile».

Questa indicazione segue i risultati di uno studio, pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale (Neurology), che ha coinvolto 874 persone con una diagnosi di cefalea a grappolo, 66% uomini e 34% femmine che sono stati interrogati con questionari dettagliati sui sintomi della loro cefalea, compresa la frequenza e intensità degli attacchi, sulle terapie assunte e sullo stile di vita.

Alla fine, la cefalea a grappolo cronica è stata diagnosticata al 18% di donne contro il 9% degli uomini, le quali avevano anche un dolore più perdurante: nell’8% dei casi con attacchi di cefalea periodici per quattro – sette mesi (vs 5% degli uomini), nel 26% con attacchi durati in media meno di un mese, rispetto al 30% degli uomini, fino a 74% di donne che hanno dichiarato di avere avuto attacchi in più momenti della giornata a dispetto del 63% della popolazione maschile.

In ultimo sembra contare anche la familiarità, avere cioè altre persone che nel proprio nucleo famigliare soffrono di cefalea a grappolo, superiore nelle donne rispetto agli uomini, con 15% dei casi vs 7%.

Perché ciò accade?

«Nonostante il rapporto tra uomini e donne sia cambiato nel corso degli anni, la cefalea a grappolo – conclude Belin – viene considerata principalmente un disturbo degli uomini, rendendo più difficile per le donne con sintomi più lievi essere diagnosticate con cefalea a grappolo rispetto agli uomini. È possibile che questo fatto possa spiegare il più alto tasso di cefalea a grappolo cronica nelle donne».

Soffri di questa problematica? Vuoi dirci che impatto ha sulla tua quotidianità e qualità di vita?

-A cura di Francesca Morelli

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