Non è solo il periodo dei buoni propositi, ma anche quello del vero stress test emotivo annuale. Quello che dovrebbe profumare di nuovi inizi e, molto spesso, sa di checklist infinita: migliorare le relazioni, essere meno ansiosi, avere più autostima. Il risultato? Una pressione silenziosa ma costante a “funzionare meglio”.
A fotografare questa dinamica, con dati alla mano e zero frasi motivazionali appese al frigo, è Unobravo, servizio di psicologia online e Società Benefit, che ha raccolto le osservazioni di oltre 1.500 psicologi del proprio network.
Il quadro che emerge è chiaro: il bisogno di supporto psicologico continua a crescere e non ha più nulla di episodico. Nel 2025 quasi due terapeuti su tre hanno percepito un aumento della domanda di terapia. Spoiler: il 2026 non farà eccezione.
Relazioni fragili, ansia sempre in linea, autostima in modalità risparmio energetico
Se il 2025 avesse un tema ricorrente in seduta, sarebbe questo. Le difficoltà relazionali guidano la classifica (64%), seguite a ruota dall’ansia (60%). L’autostima completa il podio (38%), confermando che sentirsi “abbastanza” resta una competenza emotiva tutt’altro che scontata. Sul fondo, ma ben presenti, resistono gli stress strutturali: genitorialità faticosa, dinamiche familiari complesse e un lavoro che per molti è più fonte di logoramento che di realizzazione personale. Non si parla tanto di crisi improvvise, quanto di fatica quotidiana che si accumula, giorno dopo giorno.
motivazione alle stelle, aspettative fuori scala
Il 58% dei terapeuti osserva una motivazione più alta del solito a iniziare un percorso psicologico proprio a inizio anno; per il 10% è addirittura “significativamente più alta”. Il problema, però, non è partire. È dove si pensa di arrivare e in quanto tempo.
Il proposito più diffuso riguarda il miglioramento delle relazioni e la gestione dei conflitti. Obiettivo sacrosanto, se non fosse che nel 40% dei casi viene giudicato poco realistico dai professionisti. Traduzione non clinica: vogliamo cambiare tutto, subito, senza passare dal via e senza inciampi emotivi. Non sorprende quindi che, superate le prime settimane, l’entusiasmo inizi a calare. Il 51% dei terapeuti nota un progressivo abbassamento della motivazione, spesso accompagnato da un senso di colpa latente: quel fastidioso “dovrei stare meglio ormai” che non aiuta nessuno, tantomeno il percorso terapeutico.
A sottolinearlo è anche Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo, che evidenzia come il rientro dopo le festività rappresenti una fase delicata. Per alcuni è un momento di stabilità, per altri il punto in cui il percorso rischia di interrompersi, schiacciato dal ritorno alle responsabilità quotidiane (e dalle agende che tornano improvvisamente piene).
2026: più terapia, meno illusioni (si spera)
Guardando al 2026, il trend appare coerente: il 64% dei terapeuti prevede un aumento moderato della domanda di supporto psicologico. Le aree di maggiore pressione restano le stesse: difficoltà relazionali, stress emotivo, solitudine e isolamento, stress legato al lavoro. In altre parole, meno “crolli improvvisi” e più malesseri silenziosi ma persistenti. La vera sfida, quindi, non sarà “stare meglio a gennaio”, ma costruire un benessere che regga anche a marzo, a giugno e nei lunedì qualsiasi. Trasformare l’impulso al cambiamento in un percorso sostenibile, lavorando su relazioni più consapevoli, una gestione emotiva meno performativa e un rapporto più realistico con se stessi.
Perché la terapia, oggi, non è una risposta d’emergenza né un buon proposito stagionale. È — sempre più spesso — uno spazio stabile, dove il benessere non è una promessa da mantenere entro fine mese, ma un processo che richiede tempo, continuità e un pizzico di indulgenza.
-A cura di Samuela Nisi

Di Samuela Nisi, giornalista pubblicista di moda, bellezza e benessere, racconta tendenze e stili di vita con uno sguardo competente e contemporaneo. Scrive per testate cartacee e digitali, unendo estetica, contenuto e personalità.