Prepariamoci all’invasione arancione! Ancora pochi giorni e saremo sommersi da centinaia di zucche vuote e macabri scheletri che nella baldoria consumistica (made in Usa) ci ricorderanno come, pur di far festa, è facile rinunciare alla nostra vera identità.
Perché Halloween non ci riguarda?
Perché l’Italia non è l’America. Noi non celebriamo, i primi di novembre, gli spiriti dei morti, i diavoli e le tenebre, come ordina la tradizione anglosassone. Noi commemoriamo la luce, i nostri Santi, il primo novembre, e i nostri morti il 2, come suggerisce invece la tradizione cristiana. I primi del mese per chi ha più di vent’anni sono ancora giorni dedicati alla riflessione, alla preghiera e al silenzio, e in molti casi alla visita dei nostri cari al cimitero.
Da dove viene Halloween?
La festa di Halloween, così come la conosciamo oggi, si è diffusa in Italia solo negli ultimi decenni, soprattutto grazie ai film americani, alle serie televisive e al marketing. Nata da antiche tradizioni celtiche, come la festa di Samhain (fine estate), e poi reinterpretata nel mondo anglosassone, Halloween celebra appunto il ritorno degli spiriti dei morti e l’inizio dell’inverno.
Perchè ad Halloween si fa festa?
A poco a poco Halloween si è trasformata in un grande evento commerciale e ludico, con costumi, dolci e decorazioni, elementi del tutto estranei alla sobrietà tipica delle tradizioni italiane. Oggi, rappresenta un fenomeno importato e adattato, più vicino al consumismo moderno che alla spiritualità e al senso della memoria dei morti propri della cultura italiana.
Perchè è importane che l’Italia mantenga le proprie tradizioni?
Mantenere il legame con le proprie radici, le proprie tradizioni, sapere chi siamo, da dove veniamo è fondamentale per preservare l’identità di un popolo. Le tradizioni sono la memoria collettiva di una comunità: raccontano la sua storia, i propri valori, le sue credenze e il modo in cui le persone hanno imparato a convivere, a celebrare e a tramandare la propria cultura.
Siamo unici, non siamo zucche… vuote
Il nostro passato è comunità, appartenenza, è ciò che ci rende diversi e speciali. E rappresenta quel filo rosso che ci unisce alle nuove generazioni non facendoci perdere, o meglio, disperdere la nostra identità. In un mondo sempre più globalizzato, dove le mode e le abitudini si diffondono rapidamente, rischiamo di dimenticare ciò che ci rende davvero unici e speciali. Rinunciare alle nostre tradizioni impoverisce la nostra cultura e rischia di omologarci agli altri.
Perché le scuole dovrebbero difendere le tradizioni?
Se le scuole non insegnano ai bambini l’unicità dell’Italia perderemo un prezioso patrimonio del “saper fare” rinascimentale. Oggi il made in Italy vince sui mercati esteri per la su unicità, genialità, originalità: ma in un mondo tutto uguale che fine farà la “way of life” italiana?
In un mondo omologato il made in Italy è a rischio
Chi avrà bisogno di prodotti privi della nostra identità (il nostro marchio di fabbrica)? Valorizzare le nostre tradizioni non significa chiudersi al nuovo, ma integrare il cambiamento senza dimenticare le nostre origini.
Lasciamo agli altri paesi ciò che non ci appartiene. Le nostre zucche manteniamole piene.
-A cura di V.A.R.