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A Sanremo fa audience la pietra dello scandalo

Ma Sanremo? Sanremo! Oddio! Anche quest’anno Sanremo, la scintillante vetrina della canzone italiana che raccoglie audience a colpi di scandali, scandaletti, esibizionismo, belle canzoni (ci sono, ci sono) e quant’altro, non ha mancato di riempire le pagine dei nostri giornali. E dividere gli italiani. Come sempre accade.

Si perchè di riffa o di raffa la reazione pavloviana della nostra audience si è divisa in un campo o nell’altro, a darsi battaglia, con lo stesso spirito rancoroso con il quale secoli fa lo facevano i guelfi e i ghibellini. Ma abbiamo altro a cui pensare, suvvia. E invece no. Sanremo, quando è il suo momento, divora tutto quello che lo circonda. Perfino la guerra ancora in corso in Europa è passata in secondo piano e perfino Zalensky è stato retrocesso in una quinta nascosta e notturna della grande kermesse, per non guastare la festa (ma anche questo ha fatto polemica e ha nutrito gli spiriti affamati dell’audience e della vetrina).

Lo spettacolo va avanti, insomma, costruito ad arte per rubare la scena e macinare qualche utile vantaggio ai tanti che da decenni si abbeverano alla sacra fonte della canzone. Anche gli scandali. Qualcuno può pensare che quelli andati in onda siano inciampi improvvisi e non voluti? No davvero, tutto è studiato a tavolino per stupire. La ruota gira e ricomincia il suo cigolante tour sempre daccapo. Resta da scommettere: chi sa che cosa si inventeranno il prossimo anno per épater les bourgeois, come dicono i francesi, e che gli italiani traducono in: stupire i benpensanti?. E chi indosserà i panni di Rosa Chemical? Si accettano scommesse.

– Var

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