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Il numero 2023 che diventa 2024 con cubi di legno

Via da questo pazzo ‘23. E speriamo di…. non rivederlo più

Salutiamo l’anno che se ne va. Non vogliamo più rivederlo, tante e tali sciagure ha portato. E fortuna che questo numero, il 23, non ricapiterà nel nostro calendario almeno per i prossimi cent’anni.

Via dalle guerre infinite, dalle migliaia di morti di cui nessuno si cura più di tanto, via dalle pandemie, dal terrorismo e da tutte le sciagure che ci sono piovute addosso tra alluvioni e uragani, tra redditi di cittadinanza più o meno confermati e superbonus, tra richieste dissennate e à la carte dell’Europa (dal cibo sintetico  alla farina di insetti, al glisolfato, terribile pesticida che ci troveremo nelle tavole europee per altri dieci anni) e bollette energetiche esplosive che hanno reso tutti più poveri. 

Un po’ di normalità no? No. Già sappiamo che non dobbiamo farci illusioni. Il ‘24 sarà forse come il ‘23 e come è stato in ordine: il ‘22, il ‘21, il ‘20 e il ‘19, tanto per fermarci all’anno del Covid.

E non è che prima di quella data le cose andassero molto meglio, tra crisi economiche, collassi bancari, spread e bolle speculative. 

Il fatto è che questo scenario di caos serve a tenerci sugli spilli (che non sono i tacchi). E quindi cosa si inventerà il mondo nel nuovo anno che verrà? Separiamo i sogni (e le illusioni) dal loglio. Le guerre, innanzitutto, quella tra Russia e Ucraina e quella di Israele e Hamas. Finiranno?

Forse poco prima delle elezioni americane, ma a che prezzo? E che cosa hanno portato o porteranno poi ai paesi interessati? Distruzioni e morte, di sicuro. Il resto, un centimetro di terra qui, qualche risorsa energetica là, è fuffa. E nulla ha valore più delle vite sacrificate al male. 

Ma se davvero il  ‘24 dovesse risultare ancora così nefasto, come dobbiamo reagire? Rifugiamoci nella bellezza. Lo diciamo da tanto tempo ma dobbiamo imparare a crearci davvero una nostra zona zen, dove le cattive notizie rimbalzano prima di arrivare ai nostri cuori e alle nostre menti.

Quindi, isoliamoci nell’arte, nella cura del proprio benessere, nella meditazione e nella propria famiglia, dove dovremmo ristabilire le buone e sane abiturdini di una volta, spegnendo per prima cosa la televisione.

Non facciamo bombardare i nostri momenti di pacatezza e riflessione e di conversazione, soprattutto, con i nostri cari, dalle immagini di terrore che arrivano da tutto il mondo, dalle vibrazioni negative che ci trasmettono h 24, e che ci prostrano nella tristezza e nel dolore.

E quindi quando siamo a casa, recuperiamo il nostro ottimismo e la nostra positività. E nutriamo del bello il nostro spirito, abbandonandoci ai sogni, alla luce del sole e all’amore. Così che, se fuori piove, dentro di noi splende l’amore.

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