Chi vi scrive ne sa qualcosa. Eccome se ne sa qualcosa.
La mia famiglia allargata non è frutto di semplici parentele casuali o di vacanze fatte con amici degli amici. È il risultato di decenni di indecisioni affettive ben distribuite tra genitori, ex mariti, nuove mogli, fidanzati di passaggio e rispettivi figli già esistenti, poi ex-figli acquisiti diventati di nuovo fratelli grazie a nuovi matrimoni e altri intrecci che neanche nelle migliori telenovelas sudamericane.
Siamo cresciuti così, tra alberghi a mezza pensione, appartamenti condivisi e cene dove nessuno ricordava più esattamente di chi fosse il figlio chi. Ma una cosa non è mai mancata: il nostro volersi bene. Anzi, proprio per sopravvivere alla confusione sentimentale degli adulti, noi figli abbiamo imparato presto che la squadra è tutto. Il vero problema? Gli spazi.
La matematica non è un’opinione (gli spazi sì)
In vacanza con la famiglia allargata le proporzioni cambiano. Se normalmente un bagno è sufficiente, in gruppo diventa zona franca contesa con una strategia degna del Risiko. Se in città un “mi prendo un’ora per me” è fattibile, in casa con otto persone diventa materia di negoziazione. Perché? Perché “tanto sei in vacanza, che fretta hai?”, “dove vai? resta qui con noi!”, “ma come, ti isoli proprio adesso che siamo tutti insieme?”.
Eppure, quei piccoli momenti sono ossigeno puro.
Come difendere (con eleganza) il tuo spazio vitale
Ho affinato alcune tecniche nel tempo e voglio condividerle, in spirito di sorellanza (o fratellanza, per chi si riconosce).
- Passeggiata post-colazione. Nessuno osa seguirti troppo presto. Puoi camminare da sola/o anche mezz’ora, fingendo di voler “prendere il giornale”. Non devi nemmeno comprarlo.
- Il libro salvifico. Scegli il più voluminoso che trovi. Un tomo crea un confine invisibile. Se ti vedono con 700 pagine in mano, tenderanno a non disturbarti.
- La doccia strategica. Ritagliati dieci minuti in bagno con porta chiusa e acqua che scorre. Nessuno saprà se ti lavi o mediti.
- Compiti fittizi. “Devo rispondere a due mail di lavoro, scusate.” In realtà apri Pinterest e sogni la fuga in un monastero zen.
Sopravvivere e raccontarlo
Nonostante tutto, lo sappiamo: tornare a casa senza aver mai avuto un momento di silenzio totale, senza aver fatto esattamente quello che volevi, fa parte del pacchetto. Ci sarà sempre qualcuno che ti chiederà qualcosa mentre ti metti la crema viso, mentre cerchi di leggere, mentre pensi ai fatti tuoi. E se al delirio non c’è mai fine, vi sfido a sopravvivere a tutto questo su una barca a vela, come ho fatto io. Ed è proprio qui che risiede la grande lezione della famiglia allargata: saper lasciare andare l’ideale e apprezzare la realtà che, per quanto rumorosa, incasinata e invadente sia, una cosa non è mai mancata: il nostro volersi bene. Anzi, proprio per sopravvivere alla confusione sentimentale degli adulti, noi figli abbiamo imparato presto che la squadra è tutto. Non ci siamo mai persi di vista, ci siamo sempre sostenuti, anche quando il resto del mondo (e dei parenti) sembrava perdere il filo.
Perché in questi equilibri instabili e rumorosi, l’unico modo per non diventare matti è scegliere ogni giorno da che parte stare: e noi abbiamo sempre scelto di stare dalla parte l’uno dell’altro. Così, anche in vacanza, mentre gli adulti dibattevano su chi pagava il conto o chi aveva scelto male la casa, noi trovavamo il modo per ridere, aiutarci, dividerci gli spazi e rispettare quei momenti sacri in cui uno di noi aveva solo bisogno di un po’ di silenzio.
-A cura di Francesca Frediani