Un ragazzo nero molto stiloso con un cappello in testa

Sui social impazza un nuovo maschio: il performativo

Stile curato, colto sensibile e femminista

Viviamo in un tempo in cui tutto diventa spettacolo: dal modo in cui ci vestiamo, a ciò che beviamo, fino a come costruiamo la nostra identità online. Da qui due fenomeni diversi ma intrecciati: il maschio performativo, nuova figura dei social media, e la moda delle proteine, che promette muscoli e trasformazioni rapide. Entrambi parlano di desiderio, immagine e ricerca di approvazione.

Segno distintivo? Il peluche Labubu

C’è un nuovo archetipo maschile che impazza sui social: il maschio performativo. Lo riconosci subito. Ha lo stile curato, indossa collane Vivienne Westwood, borse con slogan femministi e magari porta con sé un peluche Labubu, come simbolo di appartenenza estetica.
Non è solo questione di look, però. Questo tipo di uomo si presenta come colto, sensibile e progressista. Legge romanzi d’amore, ascolta Lana Del Rey, parla di femminismo… ma spesso lo fa non per convinzione, bensì per apparire più desiderabile. In pratica, mette in scena un’identità politica e culturale.

Occhio però: la sua è una recita consapevole

Il maschio performativo non si definisce tanto per quello che è, quanto per come appare. E soprattutto per come appareonline. Lo trovi che si filma leggendo l’ultimo best seller, al bar che sorseggia con un matcha, o persino mentre suona l’ukulele, perché la chitarra sarebbe troppo banale per lui. La sua è una “recita” consapevole. Sa che la mascolinità è sotto osservazione e la trasforma in spettacolo. Non a caso sono nate parodie, meme e persino concorsi di sosia da Seattle a Sydney. Il tutto con un tono ironico: “Sì, so che sto recitando, quindi non prendetemi troppo sul serio”. Ma proprio questa ironia diventa a sua volta una meta-performance.

Dal maschio  “soft boy” al maschio  teatrante

Negli anni 2010 si parlava del soft boy: uomo emotivo e fragile, che mostrava la propria sensibilità. Il maschio performativo è la sua evoluzione teatrale e più consapevole. Da un lato, offre un’alternativa all’iper-mascolinità tossica della “manosphere”. Dall’altro, rischia di svuotare di autenticità gesti e valori che meriterebbero sincerità. Il vero atto rivoluzionario? Forse smettere di recitare. Intanto, chi vive davvero certe passioni – dal femminismo al matcha – si trova a dover difendere i propri gusti da un’etichetta che li rende “sospetti”.

Il fenomeno parallelo: il  boom delle proteine

Parallelamente, un altro fenomeno sta prendendo piede: quello delle diete iperproteiche. Influencer, brand e marketing spingono su polveri miracolose e alimenti arricchiti di “prot”.
Promettono addominali scolpiti e dimagrimento veloce. Basta guardarsi intorno: yogurt, pane, barrette, muesli, tutto ormai ha la sua versione proteica.
Nel 2024, solo gli yogurt proteici hanno generato in Italia oltre 85 milioni di eurodi fatturato, quasi il doppio rispetto all’anno precedente.

Ma come sempre l’eccesso ha i suoi rischi

Molti ragazzi entrano in questo mondo seguendo gli influencer.Il messaggio è chiaro: più proteine = più mascolinità. Anche qui, però, si tratta spesso di un copione estetico più che di una scelta consapevole. Attenzione, però: esagerare con le proteine non è privo di conseguenze.
Una dieta iperproteica può mettere sotto stress i reni, causare disturbi digestivi e carenze nutrizionali, e perfino aumentare i rischi cardiovascolari se abbinata a grassi saturi.
Gli esperti lo ripetono: non basta aggiungere proteine in polvere per ottenere un corpo sano. L’equilibrio si costruisce con una dieta varia, attività fisica e uno stile di vita complessivamente sostenibile.

Perché tutto questo sforzo? Semplice, l’ossessione dell’apparire

Maschio performativo e mania delle proteine sembrano mondi lontani, ma hanno un punto in comune: entrambi raccontano la pressione di dover apparire. Che sia più sensibile, più progressista, più muscoloso o più sano, l’importante è la performance. Forse la vera sfida è recuperare un po’ di autenticità: scegliere ciò che ci piace davvero, senza trasformarlo in palcoscenico.

-A cura di Maura Prianti

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