Il dettaglio di un occhio e all'interno dei numeri che si proiettano dall'esterno

Stai imparando qualcosa? Si legge negli occhi

Hai mai pensato che i tuoi occhi possano raccontarti di più di quanto immagini? Un recente studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, ha svelato che il nostro sistema visivo può dirci come apprendiamo, anche quando non ce ne accorgiamo. E la cosa più incredibile è che tutto questo può essere “letto” nelle nostre pupille.

Le pupille, una finestra sulla mente

Un team di ricercatori delle Università di Pisa, Sydney, Firenze e del Salento ha fatto una scoperta davvero interessante: la dilatazione e la costrizione delle pupille sono legate a un tipo di apprendimento che avviene in modo automatico e inconsapevole, chiamato “apprendimento statistico”. Si tratta di un processo che ci permette di acquisire informazioni senza nemmeno rendercene conto.


In pratica, il nostro cervello riesce a riconoscere schemi e regolarità nell’ambiente anche quando noi non ci accorgiamo di nulla. Paola Binda, professoressa dell’Università di Pisa e prima autrice dello studio, lo spiega così: “Il nostro sistema visivo è sensibile alle regolarità statistiche del nostro ambiente anche quando non siamo in grado di percepirle in modo consapevole”. In altre parole, i nostri occhi reagiscono a schemi che non vediamo, ma che il nostro cervello è perfettamente in grado di rilevare.

Impari senza saperlo

Prendi come esempio l’apprendimento del linguaggio. Quando sei piccola, non ti vengono date istruzioni su come distinguere le parole nel flusso continuo di suoni che senti. Eppure, lo impari sin dai primissimi giorni di vita. Non è magia, è apprendimento statistico! Il cervello riesce a estrarre informazioni dall’ambiente senza che tu debba farci caso. E questa capacità non si limita solo ai suoni, ma vale anche per ciò che vediamo, tocchiamo e percepiamo in vari modi.

Come funziona l’apprendimento spontaneo

Nel loro studio, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti immagini con barrette disposte in modo apparentemente casuale, ma con una struttura nascosta. Alcune sequenze si ripetevano regolarmente, anche se le immagini cambiavano troppo velocemente per riuscire a percepirlo. Eppure, le pupille dei partecipanti si muovevano ogni volta che venivano mostrate queste sequenze regolari. Una reazione che loro non percepivano, ma che i loro occhi rilevavano in modo automatico!

Cosa significa tutto questo?

In pratica, questo studio ci fa capire che il nostro corpo è in grado di rispondere a schemi e regolarità che non vediamo né sentiamo consapevolmente. Ma cosa potrebbe significare per il futuro? “Questa metodologia innovativa ci permette di seguire in modo indiretto e non invasivo l’evolversi di processi cerebrali complessi.” spiega Paola Binda.  Potremmo quindi avere nuovi strumenti per capire meglio come apprendiamo e, soprattutto, come possiamo intervenire in caso di difficoltà nell’apprendimento.

-A cura di Maura Prianti

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