Nel mondo della bellezza, c’è un nuovo mantra che sta conquistando tutti: la skincare inclusiva. Ma di cosa si parla veramente quando si menziona “l’inclusività”? È l’ennesima buzzword del marketing o un autentico cambio di paradigma nella cura della pelle? La risposta, amici miei, è un po’ più complessa. Preparatevi a sfatare qualche mito e fare un viaggio nel futuro di questo universo dalle mille sfumature.
Inclusivo: non è solo un’altra etichetta carina
Nel passato, il concetto di inclusività sembrava limitarsi a colori di fondotinta: dai quattro canonici beige a una moltitudine che finalmente abbracciava anche chi non è mai stato definibile come “color sabbia”. Ora, la skincare inclusiva significa molto di più.
Non è solo la ricerca della giusta nuance di BB cream, ma un approccio che tiene conto delle necessità di tutti i tipi di pelle. Dalle barriere sensoriali alle condizioni dermatologiche poco conosciute, è un movimento che finalmente dice: “Ehi, il tuo viso merita attenzione a prescindere dalle imperfezioni”. Stiamo parlando di pelle vera, con rughe, macchie, rossori e, che ci crediate o no, pori!
Il futuro è personale
Dite addio al barattolo di crema generico che tutti usavano perché “tanto è buona per tutti”. Nel 2024, la parola chiave è personalizzazione. La skincare inclusiva non riguarda più solo creare prodotti per diversi toni di pelle, ma anche per diverse condizioni, allergie e, perfino, per esigenze specifiche legate al cambiamento climatico.
A chi non è mai successo di passare una vacanza in montagna e ritrovarsi con la pelle arida come un cracker del 1998? Le aziende stanno finalmente investendo in formulazioni che non solo idratano, ma si adattano a te.

Genderless, Age-positive e molto altro
E poi c’è l’inclusività di genere. Se nel passato la skincare era fatta di scaffali rosa e azzurri, oggi è un grande, meraviglioso grigio. Genderless è la parola d’ordine: meno profumazioni “forti” che promettono virilità e più formule che funzionano e basta.
Anche la narrazione age-positive sta facendo sentire la sua voce: perché mai la skincare dovrebbe essere solo per chi ha paura della prima ruga? La nuova onda è tutta sul prendersi cura della pelle a ogni età, senza il panico di dover cancellare i segni del tempo. Insomma, il futuro è accettarsi, non cancellarsi.
La skincare del futuro è una questione di algoritmo
E come non parlare di tecnologia? L’intelligenza artificiale è entrata a gamba tesa nel settore della skincare, promettendo diagnosi iper-precise e routine personalizzate al pixel.
Grazie a scanner per la pelle che fanno sembrare i nostri vecchi specchi delle vere reliquie e a chatbot di consulenza che conoscono più termini dermatologici del vostro medico di famiglia, l’IA è qui per semplificarci la vita. O almeno, questo è quello che speriamo mentre ci facciamo fare l’ennesimo test cutaneo con il cellulare per vedere se il livello di idratazione è sceso sotto il 50%.

Inclusività o solo buon marketing?
Ma ora arriva la vera domanda: tutto questo è autentico o è solo un grande show orchestrato dalle aziende? La verità sta, come sempre, nel mezzo. Certo, ci sono brand che cavalcano il trend dell’inclusività solo per vendere un barattolino di crema in più, ma ci sono anche realtà che si stanno impegnando davvero per cambiare le cose. Chi ci guadagna, alla fine? Noi. Perché una skincare inclusiva è, prima di tutto, una skincare più giusta: per la pelle secca, per quella grassa, per quella che non ne vuole sapere di stare tranquilla, e perfino per quella che passa tutto il giorno sotto mascherine FFP2.
Il futuro è nella diversità
Il futuro della skincare inclusiva è, in sintesi, una promessa: quella di non lasciare nessuno indietro. E non parliamo solo di tipi di pelle, ma anche di diversi budget. Perché, cari amici, la vera inclusività è anche economica: trovare soluzioni accessibili che non ti costringano a scegliere tra una buona crema idratante e la bolletta della luce. Il mondo della bellezza sta crescendo e, finalmente, sembra aver capito che non c’è una sola pelle standardizzata da seguire. Ci siamo tutti noi, con le nostre piccole imperfezioni e la voglia di sentirci bene nella nostra pelle. Inclusiva, appunto.
-A cura di Samuela Nisi