Indumenti, cappello a tesa larga e occhiali da sole, protezione solare con fattore 30-50 + ed etichetta UVA applicata senza lesinare su tutte le aree cutanee non protette dagli indumenti e ultimo ma non ultimo, rinunciare all’utilizzo dei lettini solari.
Queste le raccomandazioni pratiche e concise di evidenze scientifiche per la prevenzione dei tumori della pelle e sulla corretta foto protezione arrivate da esperti internazionali provenienti da 5 continenti – Africa, America, Asia, Australia ed Europa – e dalle società scientifiche European Association of Dermato Oncology, Euromelanoma, Euroskin, European Union of Medical Specialists e Melanoma World Society, recentemente pubblicate sull’European Journal of Cancer.
Perché parlarne?
I tumori cutanei sono in aumento: nel 1950 il Registro dei tumori danese ha documentato un caso di melanoma ogni 100mila abitanti, passando a tre casi ogni 100mila nel 1970, quindi a dieci casi nel 1990, 25 casi nel 1990 e 50-70 casi previsti per il 2036.
I dati
Nelle popolazioni con la pelle chiara, si stima che fino al 95% dei tumori cheratinocitari maligni, quali il carcinoma basocellulare e squamocellulare, e il 70-95% dei melanomi siano causati dalle radiazioni UV, quindi dal sole.
Pertanto, una percentuale significativa di tumori della pelle può essere prevenuta riducendo le radiazioni UV, inutili ed eccessive, attraverso un’efficace foto protezione.
E le misura da adottare sono semplici, facili, non costano nulla ma hanno un altissimo guadagno in termini di efficacia: soprattutto le persone di pelle chiara, in particolare i bambini, dovrebbero ridurre al minimo l’esposizione alle radiazioni UV, adottando misure di protezione solare quando si prevede che l’indice UV, che quantifica l’intensità della radiazione UV solare sulla superficie terrestre, raggiunge il valore di 3 o superiore. «Un’adeguata foto protezione – spiega la Professoressa Ketty Peris, Past President SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse) e Professore Ordinario di Dermatologia presso l’Università Cattolica di Roma – deriva dalla combinazione di più fattori: cercare l’ombra, utilizzare come detto indumenti, cappelli e occhiali, applicare schermi solari sulle zone scoperte».
Strategici gli indumenti
Vari studi hanno ripetutamente riscontrato una riduzione del rischio di scottature solari, di sviluppo di nevi nei bambini e di melanoma proprio grazie alla protezione solare offerta dagli abiti rispetto alle creme solari. Proprietà protettive che variano in base al tipo di fibra (poliestere, nylon > lana, seta > cotone), alla densità della trama, al colore (i coloranti contribuiscono a bloccare i raggi UV), al design (ad esempio, maniche lunghe, colletto) e all’incorporazione di molecole che assorbono i raggi UV.
Gli indumenti con un elevato fattore di protezione UV sono inoltre particolarmente utili in condizioni di elevata esposizione ai raggi UV, come gli sport all’aperto e gli sport acquatici. I cappelli dovrebbero avere tese larghe per proteggere il cuoio capelluto, il viso, il collo e le orecchie.
Quindi: un’adeguata foto protezione, dovrebbe includere la riduzione della foto esposizione intenzionale modificando le abitudini di vita in riferimento all’andare al mare ed alla ricerca dell’abbronzatura: «Questo consentirebbe di continuare a svolgere le nostre attività professionali o di svago – sottolinea la professoressa Maria Concetta Fargnoli, Vice Presidente SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia presso l’Università degli Studi dell’Aquila – esponendoci al sole in sicurezza e senza danni». La protezione dai raggi UV ha inoltre un ritorno positivo in termini di investimento perché consente di ridurre l’incidenza della malattia e quindi il suo peso economico.
-A cura di Francesca Morelli