Prodi bistratta una giornalista. Ma, a un uomo sarebbe successo?

La donna non può fare domande stupide, soprattutto a un politico. Se poi è un politico di lungo corso (che dovrebbe essere abituato a navigare a vista) non può fare domande tout court. Forse.

Che poi, a ben vedere, bisognerebbe stabilire se la domanda fosse davvero stupida o pienamente legittima. O comunque di stretta attualità, cosa che la renderebbe comunque legittima o per nulla fuori tema. Ai lettori l’ardua sentenza.

Noi ci limitiamo ad esporre il fatto, anzi l’antefatto: una donna, una giornalista, chiede all’ex presidente del Consiglio, ex ministro, ex di tante cose, Romano Prodi, cosa pensa dei virgolettati sulla proprietà privata citati da Altiero Spinelli e company nel Manifesto di Ventotene, ritenuto il testo sacro alla fonte dell’Unione europea. Come raccontano le cronache di questi giorni un gran polverone politico si è alzato su quelle parole che sembrano negare ai futuri cittadini europei la proprietà privata. Le ha lette in Parlamento Giorgia Meloni. Ed è scoppiata una accorata, chiassosissima, bagarre, con seguito di botte e risposte contrapposte sui giornali.

Ma torniamo alla giornalista. Donna. Prodi alla domanda risponde scandalizzato e stupito: ma ce l’ha il senso della storiaaaa?, grida con enfasi. Ma che domande faaaaaaa? E con qualche smorfia di troppo sembra volerla irridere e sbeffeggiare. Pare anche che le tiri una ciocca dei capelli. Così dice la giornalista. Sarebbe grave se fosse vero, ma noi non lo sappiamo. E sfumiamo questo dettaglio. Quel che è sicuro è che Prodi sembra no dimostri garbo (e rispetto) per la giornalista, in quanto giornalista, prima di tutto, e in quanto donna, in secondo luogo.

Solo agli uomini è dovuto il rispetto?

Qui ci preme in realtà sottolineare però un altro aspetto: e se al posto della donna ci fosse stato un uomo, il politico si sarebbe permesso un simile atteggiamento? Immaginiamo la scena: un uomo riporta le stesse parole a Prodi e ne chiede un parere. Prodi non si scompone, la domanda è inerente a un fatto di cronaca che sta riempendo le pagine dei media. Quindi, dopo quello che è successo in Parlamento ci sta. 

E con la bonomia curiale che ha sempre, o quasi, dimostrato nei confronti della stampa Prodi risponde garbato all’autore della domanda, spiegandogli come le circostanze dell’epoca avessero indotto gli autori, al confino per antifascismo, a una simile “storpiatura”.

Perché l’uomo è sempre Dottore e la donna casalinga?

Nessuno scandalo, anzi: egregio dottore la ringrazio per la domanda scomoda che ha posto e che mi dà l’occasione di chiarire una volta per tutte il significato di un fatto storico, e di dare anche una lezioncina a quella “sprovveduta” della Schlein… questo passaggio è farina del nostro sacco. Forse Prodi lo ha solo pensato ma non si è espresso in questi termini. Bè in realtà non l ha detto. 

Eppure, su una cosa siamo pronti a giurare: il giornalista l’avrebbe chiamato di sicuro dottore. E la giornalista: signora. E dicendolo magari avrebbe anche pensato: torni a fare la calza!

Ci risiamo! E’ questo che vogliamo dunque denunciare, ancora una volta: il vecchio riflesso pavloviano a pensare maschilista. Gli uomini, soprattutto di una certa età, non ce la fanno proprio a considerare la donna su un piano di parità con l’uomo. E questo antico, saldo, antistorico pregiudizio traspare spessissimo, anzi, è pronto a far capolino nei momenti che meno ti aspetti. Fino al punto di farti perdere la “brocca”. E l’educazione. 

E Signori, che figura davanti alla tivù! Abbassiamo i toni per favore. 

-A cura di VAR

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