Una provetta di sangue e dei fogli di carta su cui c'è scritto Homocysteine

Omocisteina: è “amica” dell’ictus ma si può fare prevenzione

Omocisteina: hai mai sentito questo termine? Si tratta di un aminoacido presente in piccole quantità nell’organismo, derivato della metionina, un altro aminoacido che si assume con i cibi, soprattutto carne, uova, latte e legumi.

Di norma nelle persone sane questo aminoacido è “buono” e si trasforma grazie all’acido folico e alle vitamine B6 e B12, ma diviene “cattivo” in caso di particolari patologie, di mutazione del gene MTHFR o di diete sbilanciate che fanno sì che i valori plasmatici di omocisteina aumentino a dismisura (è la cosiddetta iperomocisteinemia). La super-presenza di questa sostanza costituisce un fattore di rischio per le patologie cerebro-cardiovascolari, come l’ictus, le malattie neurodegenerative e la fragilità ossea.

Lo sottolinea A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) che ricorda che l’ictus cerebrale, nel nostro Paese, è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie e che la dieta sana, mediterranea, può ridurre fino al 20% la possibilità di essere colpiti da questa patologia.

Cosa accade se l’omocisteina aumenta

«Il suo incremento nel sangue – spiega Massimo Del Sette, Direttore U.O.C. Neurologia Policlinico San Martino I.R.C.C.S – determina un danno alle pareti delle arterie, causando un ispessimento del loro rivestimento interno. Vi è evidenza da studi di letteratura che elevati livelli di omocisteina, di colesterolo e trigliceridi, a parità di altri fattori di rischio, possono esporre a un rischio superiore del 40% per ictus rispetto a valori nella norma.

A fronte di ciò, altri studi dimostrano che correggere l’iperomocisteinemia riduce il rischio dal 34% fino al 70%». Occorre fare attenzione ad alcuni fattori che possono influenzare la quantità di omocisteina nel sangue: età e sesso, dove le donne hanno livelli più bassi rispetto agli uomini ma che aumentano dopo la menopausa a causa della diminuzione degli estrogeni; fattori ambientali come fumo, alcool, eccessivo consumo di caffè, scarsa attività fisica; ereditarietà; altre patologie presenti, quali insufficienza renale e ipotiroidismo; assunzione di specifici farmaci tra cui contraccettivo orale o antiepilettico.

Le azioni preventive

Sono facili e sono cliniche e pratiche. Ad esempio per controllare i livelli di omocisteina presenti nell’organismo è sufficiente eseguire un prelievo di sangue venoso, a digiuno da circa 10-12 ore. Sono considerati normali i valori compresi tra 5-9 micromoli/L, se li si supera si entra in una condizione di iperomocisteinemia, la quale a sua volta è suddivisa in borderline (10-12 μmol/L), moderata (13-30 μmol/L), intermedia (31-100 μmol/L) e grave (>100 μmol/L). Se sei un soggetto potenzialmente a rischio, per via di quei fattori prima precisati (ma anche no), è fondamentale tenere periodicamente sotto controllo questo valore del sangue. Mentre “in pratica” puoi abbassare efficacemente i livelli di omocisteina assumendo acido folico e una dieta ricca di vitamina,in particolare vitamina B6 contenuta in pesce, carne, uova, frutta, verdura, latticini e frutta secca, B16, ma anche vitamina B12 presente in aringhe, tonno, sgombro, sogliola, mozzarella, fontina, parmigiano, brie, gorgonzola, robiola.

Se necessario, dietro prescrizione medica, è possibile assumere integratori alimentari. Anche la modalità di cottura è importante per evitare una perdita eccessiva di vitamine: il consiglio è consumare quanto più possibile cibi crudi o cotti a bassa temperatura poiché, ad esempio, circa il 50% della vitamina B6, della vitamina B12 e dell’acido folico si perde con la bollitura del latte ed il 40% della vitamina B6 se si griglia la carne.

Vita sana

Queste indicazioni vanno inserite in un contesto di stile di vita corretto che prevede una dieta bilanciata, varia e ricca di frutta, verdura, legumi, cereali, pesce (soprattutto quello azzurro) e olio extravergine di oliva; un limitato consumo di sale, zuccheri semplici (dolci, caramelle, bevande zuccherate), bevande alcoliche e grassi saturi (salumi e carni grasse).

Tale approccio nutrizionale può favorire anche il raggiungimento e mantenimento del peso ideale che va aiutato con regolare attività fisica. Infine non fumare. «Il detto “Mens sana in corpore sano” – conclude Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv – è più che valido in caso di rischio per ictus cerebrale, correlato al benessere corporeo e ad un sano stile di vita. L’80% potrebbe essere evitato “trattando” i principali fattori di rischio: la salute è (anche) nelle nostre mani e si gioca anche sulle scelte e abitudini che mettiamo in atto ogni singolo giorno».

-A cura di Francesca Morelli

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