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non chiamarla ‘macchia bianca’

Vedi occhieggiare una ‘strana’ macchia bianca sulla pelle delle mani o in qualunque altra sede corporea? Non sottovalutarla, rivolgiti subito al dermatologo: potrebbe essere vitiligine. Una manifestazione considerata dall’opinione comune un inestetismo, invece un ‘vero’ problema che va affrontato sul nascere, come raccomandano gli esperti, per ottenere i migliori risultati terapeutici e impedire che quella macchia possa estendersi nel tempo ad altre zone del corpo, portando a importanti implicazioni fisiche, psicologiche e sociali.

Ma che cos’è? Non è ‘solo’ una macchia che differisce dal normale colorito roseo o brunito se la pelle è abbronzata. – La vitiligine – spiega Mauro Pigato, Professore UniCamillus International University di Roma e coordinatore della Task Force europea sulla vitiligine – è una patologia infiammatoria cronica recidivante in cui il sistema immunitario attacca le cellule, i melanociti, che producono il pigmento, dunque la pelle appare decolorata (depigmentata). Essendo una malattia autoimmune può accompagnarsi ad altre malattie della stessa natura, come la tiroidite o il diabete autoimmuni, la psoriasi, l’artrite reumatoide, la malattia di Addison, una patologia autoimmune delle ghiandole surrenali. Recidivante significa che può ricomparire sotto lo stimolo di eventi di tipo meccanico, fisico, termico, traumatico o psicologico, come lo stress. Tutti questi fattori causano l’aumento di catecolamine, molecole come ad esempio l’adrenalina, che se prodotte in eccesso possono danneggiare i melanociti, generando un processo infiammatorio che sua volta induce lo sviluppo di autoimmunità che porta all’automantenimento della patologia -. Altre note importanti da sapere sono che si può avere famigliarità con la vitiligine ma non ereditarla, è possibile che venga trasmessa la predisposizione al suo sviluppo, e che la macchia bianca è risultato della vitiligine, la vera malattia è la distruzione delle cellule con pigmento alla base.

Come si cura. Si può migliorare ma non guarire la vitiligine definitivamente, al momento non esiste un trattamento specifico e si ricorre a terapie ‘prese a prestito’ ad esempio dalla dermatite atopica o dalla psoriasi. – La terapia di élite – prosegue il Professore – è la fototerapia (le lampade), che irradiano raggi UVB a banda stretta, riattivando la melanina con un effetto anche antinfiammatorio, eventualmente unita ad altri farmaci, come il cortisone topico o sistemico, immunomodulatori topici. Ma la risposta alla terapia dipende da vari fattori: età della persona, ovvero dall’efficienza del sistema immunitario molto più attivo nei giovani rispetto ai senior, sede della lesione (viso e tronco rispondono meglio delle mani), età della lesione -. Grandi attese sono riposte nell’arrivo di una molecola (JAK inibitore) alla fine del prossimo anno, già in uso negli Stati Uniti, in grado di bloccare il meccanismo di azione alla base, quindi di evitare la distruzione dei melanociti e la comparsa della macchia bianca. Questa terapia a due anni si è dimostrata molto efficace con un progressivo miglioramento tanto più evidente con la continuazione nel tempo della terapia, soprattutto se iniziata in fase precoce di malattia.

è costosa. La vitiligine può produrre effetti importanti: in 3 pazienti su 5 abbassa l’autostima, 9 su 10 subiscono lo stigma della patologia, 1 su 4 sviluppa ansia e depressione, possibili disturbi dell’alimentazione e/o anche disturbi mentali più gravi, secondo quanto attestato da uno studio dedicato (VALIANT). Mentre i costi assistenziali possono variare da 1.600 euro annui a paziente, a 5 mila euro in persone anziane come fa emergere uno studio condotto nel periodo 2014-2018, nella ASL 2 in Regione Umbria. Arrivare presto alla diagnosi e alla cura è fondamentale: evita lo sviluppo e/o la gravità di queste implicazioni e ne riduce i costi globali. Le Associazioni pazienti dal lato loro sono impegnate nell’avviare il paziente al dermatologo quanto prima e, quindi, a corretti percorsi di cura, sebbene ad oggi non tutte le regioni offrano facile accesso alle cure innovative, molte delle quali non rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale.

A cura di Francesca Morelli

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