Il silenzio dovuto al distacco da una vita

E il dovere di spendere al meglio i fondi europei. Non è una decisione semplice. Le donne lo sanno. E’ una di quelle azioni che non vorresti mai compiere. Perché ti lacerano il cuore. E ti lasciano dentro una ferita che non si rimarginerà mai più, e che ti costringe a odiarti ogni giorno che passa, a fare i conti sempre con quel momento, e a piangere lacrime amari e strazianti. E perciò, ogni qualvolta accade questo, lasciare un bambino, il tuo bambino, alle cure di qualcuno che possa prendersene carico, doverlo abbandonare per ragioni che nessuno può conoscere oltre te, è come strapparsi dalla vita. E cadere in un precipizio senza ritorno. E’ l’inferno in vita. E nessuno può conoscerlo più di una donna che è stata costretta a separarsi dal suo bimbo, spesso, dalla sua unica ragione di vita. E a infliggere dunque a se stessa il dolore eterno per la salvezza e la speranza di una vita migliore per la sua creatura, in un gesto di amore incondizionato di cui pochi sono capaci.

Spendereste i fondi europei in una bocciofila? Silenzio, allora. Davanti a questa tragedia dobbiamo tutti inchinarci al dolore di una madre. E non discettare di torti o ragioni come narrano le cronache di questi giorni. Solo silenzio. Quello che impone la dignità e il rispetto che tutti dobbiamo a una vita e a un sacrificio che ha quasi del sovraumano. E che suggerirebbe invece ai molti politici che fanno oggi i conti con le risorse europee del Pnrr il dovere di spendere bene: sarebbe più utile una bocciofila, come si discute in questi giorni sui media, o una casa per madri in difficoltà ? E forse più di uno stadio, lasciamolo alle risorse dei privati, sarebbe meglio rafforzare le istituzioni sanitarie che al Sud, per esempio, cadono a pezzi e sono prive di strumenti tecnologi adeguati. E’ su queste decisioni che si misura il grado di civiltà di un Paese. E l’Italia ne è molto lontana.

Che ne pensate? Quali sono le vere emergenze secondo voi del Paese?

– A cura di VAR

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