Una foto del palco di Sanremo con i tre presentatori

Il festival di Sanremo è come un primer siliconico

Anche noi di Italian Beauty Community non possiamo esimerci dal parlare di Sanremo. D’altronde, è impossibile sfuggirgli: è l’equivalente culturale di un primer siliconico spalmato su tutta l’Italia. Ti entra nei pori, nelle notifiche, nelle chiacchiere del bar e persino nel feed dell’estetista che solitamente posta solo ritocchi di sopracciglia perfette. Sanremo è dappertutto.

E come ogni anno, il Festival ci regala una sfilata di momenti epici, tra outfit discutibili, canzoni che si insinuano nella testa peggio di un jingle pubblicitario e siparietti che oscillano tra il sublime e il “ma perché?”.

Lezioni di stile (o no?) dal palco dell’Ariston

Se c’è una certezza, è che la “moda sanremese” non si batte. Quest’anno abbiamo visto:

  • Cristiano Malgioglio in pantofole-panda, perché quando il tacco diventa un problema, l’autoironia è la miglior strategia.
  • Bianca Balti, regina di stile, a ricordarci che la bellezza può anche parlare e avere una presenza scenica. Nota per noi comuni mortali: qualsiasi cosa indossiamo, accanto a lei sembreremo sempre il prima della pubblicità di un trattamento illuminante.

Momenti che toccano il cuore (tuo malgrado)

Per una come me, cresciuta a suon di gothic punk, indie rock, psichedelia, new wave e grunge (e mi fermo qui per risparmiarvi), i Måneskin sono sempre stati “già visto e fatto meglio”. Certo, il frontman era bravo e con carisma ma per una purista del mio calibro, serve anche la sostanza di una band con un messaggio, di pezzi costruiti come si deve e pleeeeease: originalità!

Ma Damiano David che canta Lucio Dalla mi ha fregata. È stato quel colpo basso che ti fa venire i brividi e ti ricorda che sì, la musica sa ancora prenderti per la gola e scuoterti dentro
E poi c’è Francesca Michielin, della quale musicalmente e artisticamente non avrei nulla da dire (perché in lei non ci vedo proprio nulla, perdonatemi voi che l’amate).

Ad un certo punto si commuove fino alle lacrime nel ricevere i fiori, in un mondo in cui ci si aspetta che le donne siano sempre impeccabili, forti e resistenti anche con il tacco rotto e la febbre a 38. E qui lo dico e qui lo nego, nei miei occhi è apparso un sospetto accumulo di liquido… Eh sì, anche le puriste musicali hanno un cuore!

Sanremo si ama, Sanremo si odia, ma… Sanremo si guarda

Si può criticare, si può fingere di snobbarlo, si può persino giurare che “quest’anno non lo vedrò”. Ma la verità è che Sanremo è l’unico evento che, nel tentativo di mettere d’accordo, finisce per offrire l’ennesima occasione per essere in disaccordo! Chi ascolta solo indie, chi ancora difende Gigi D’Alessio, chi voleva che vincesse Ultimo al posto di Mahmood, chi ancora assieme a Morgan cerca Bugo e chi crede che i Måneskin siano la rivoluzione musicale del secolo. Spoiler alert: si è capito che non sono fra quelli?

Alla fine, vuoi o non vuoi, anche tu ti ritroverai a canticchiare il ritornello del vincitore o del tormentone dell’edizione corrente mentre aspetti il caffè. O lo avrai inchiodato nel cervello, fastidioso e inevitabile, come una visita dall’igienista dentale.

-A cura di Katia Anna Calbrò

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