Essere mamma nel 2025 è un’impresa tra diritti parziali, bonus complicati e carriere in bilico. Ironia a parte, ecco cosa sapere davvero.
Domenica 11 maggio 2025 celebriamo la Festa della Mamma. Fiori, disegni dei bambini, cuoricini di pasta e dolci parole nei biglietti. Tutto bellissimo, per carità. Ma tra una poesia e l’altra, forse è il caso di fermarsi un attimo e chiederci: com’è davvero essere madre nel 2025?
Verità? Servono ancora pazienza, organizzazione e una buona dose di ironia.
Congedi parentali: pochi ma buoni? Insomma.
Nel 2025, il congedo di maternità in Italia resta di 5 mesi retribuiti al 100%. Dopo di che arriva il congedo parentale: fino a 9 mesi in totale tra entrambi i genitori, ma con retribuzioni ridotte (fino al 30%) e non sempre garantite. Per le lavoratrici autonome, la situazione è ancora più complicata, tra limiti e tutele frammentarie.
Bonus e asili: esistono, ma devi trovarli (e capirli)
Il bonus nido può arrivare fino a 3.600 euro annui, ma solo con un ISEE molto basso. Intanto, le liste d’attesa per gli asili restano lunghe, specie nei grandi centri urbani. E spesso le rette sono così alte che lavorare diventa… quasi un pareggio economico.
Mamme e lavoro: la conciliazione resta un sogno?
Nonostante le belle parole, essere madre sul posto di lavoro nel 2025 è ancora una sfida. Le discriminazioni non sono solo un ricordo e le madri vengono spesso viste come “meno disponibili”. Peccato, perché secondo l’Istat sono tra le persone più organizzate e produttive sul mercato.
Smart working: un’occasione mancata?
Lo smart working, dopo la pandemia, sembrava il futuro della conciliazione. Invece molte aziende lo hanno ridotto drasticamente. E così, le mamme continuano a destreggiarsi tra orari rigidi, traffico e riunioni fissate sempre all’uscita di scuola.
Alla fine, essere mamma nel 2025 significa amare, lottare, organizzare, incastrare. E, nel frattempo, cercare di far valere diritti che dovrebbero essere scontati ma non lo sono ancora.
Quindi sì, festeggiamola la mamma. Ma senza dimenticare che dietro ogni lavoretto (seppur fatto con il cuore) c’è una donna che si merita molto più di una rosa e un cioccolatino.
Una buona notizia
Non dimentichiamoci che, da qualche anno, hanno introdotto il congedo di paternità obbligatorio che, nel 2025, è fissato a 10 giorni lavorativi retribuiti al 100%, da usare entro 5 mesi dalla nascita del figlio. Non è un premio di consolazione, è un diritto. E va preso.
Ma c’è di più: i papà possono anche accedere al congedo parentale, proprio come le mamme. Possono prendersi fino a 3 mesi (non trasferibili) con indennità al 30%, più eventuali mesi condivisi. Solo che… sorpresa: in Italia, lo fanno ancora in pochi. Perché? Cultura, pregiudizi, e un mercato del lavoro poco flessibile con gli uomini “troppo presenti” in famiglia.
Eppure, quando i papà si prendono il tempo di esserci davvero, succede una magia: i bambini stanno meglio, le mamme respirano e — udite udite — anche i padri si sentono più umani e meno bancomat con la barba.
Forse non è “maternità”, ma è un buon inizio.
-A cura di Francesca Frediani