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Ragazza seduta sul divano con una mano sulla fronte. Il telefono cellulare vicino ad una gamba e un pezzo di albero di Natale che si intravede

È Natale, ops, ci sentiamo tutti un po’ tacchini

Diciamo la verità, da qualche tempo in qua ci sentiamo tutti un po’ tacchini prima del Natale. E non è che i tacchini se la passino molto bene quando si avvicinano le feste. Il fatto è che a permettere la festa, a tavola, sono proprio loro, cotti a puntino e rosolati con tutti gli aromi del caso.

Bè, in questo Natale che si avvicina, anche noi ci arriviamo un po’ spiumati (dalle decine di tasse), rosolati dall’inflazione, e con le tasche piuttosto leggere, pronti a essere infilzati dall’aumento dei prezzi e dall’impennata delle bollette energetiche. Come se non bastasse, sull’uscio di casa se le “danno” di santa ragione. E non è davvero uno spettacolo natalizio.

Che Natale sarà?

Che Natale sarà? Povero, sicuramente. Più povero, si intende, degli anni passati quando ancora il Covid non era apparso all’orizzonte e quando di guerre non si parlava. E per questo certamente sarà anche più triste. Oggi, mentre noi ci apprestiamo a godere del Natale, delle sue luci e anche della spiritualità religiosa con la quale in molti si accostano, tantissime persone trascorreranno le feste in trincea o sotto i sibili delle bombe.

Ci dispiace. Ci ferisce. Ci angoscia. Quasi due anni di guerra tra ucraini e russi, quella nuova appena scoppiata tra israeliani e palestinesi,  insomma, quanti morti dobbiamo contare prima che finisca questa mattanza? Nessuna guerra vale mai la pena perché non c’è ricchezza che possa ripagare il sacrificio di tante persone.

Non ci resta che l’atmosfera

Ecco, circondati da questi dolorosi fatti e da una cronaca nera che non concede respiro e che disegna una società sempre più incattivita (con i media che esaltano ormai implacabili l’orrore di queste notizie, ce ne sarà una buona nel mondo?), ci avviciniamo al Natale. La tristezza è tanta ma la speranza è altrettanto coriacea e buca le nuvole nere.

Su questo tutti i saggi sono d’accordo: dopo la notte più scura, sorge sempre l’alba. E noi su quello contiamo. Allora, a conti fatti, godiamoci l’atmosfera della festa, raccogliamoci perché arrivi la pace e coccoliamoci con gli affetti della propria famiglia. I corvi voleranno via e le ombre prima o poi spariranno.

-A cura di V.A.R.

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