20 anni, dolce e sorridente. Ma molto determinata, al punto di aver già partecipato ai Campionati Mondiali del 2023 a Parigi ed essersi classificata 8 ª nei 100 metri, e 9ª nel salto in lungo. Solo per citare uno dei tanti risultati di Giuliana Chiara Filippi, una delle nostre atlete più promettenti. Grinta e determinazione, ma anche voglia di migliorarsi per dare il meglio di sé. Sono atteggiamenti mentali che ogni professionista dello sport cerca di far propri per ottenere successi sempre più entusiasmanti. Giuliana, però, la voglia di farcela l’ha dovuta mettere in campo ancora prima di correre. È nata con un’angesia, da sempre una delle sue gambe ha sempre avuto bisogno di una protesi, anche solo per camminare.
Superare i propri limiti
“Quando ero alle elementari pensavo che tutti i bambini ogni tanto andassero in ospedale a farsi “allungare la protesi”. Solo alle medie ho scoperto che non era così , che solo io tra i miei amici avevo bisogno di una protesi e che questa doveva essere cambiata spesso, perché crescevo” spiega Giuliana a un incontro organizzato dall’Istituto Ganassini di cui lei è brand ambassador per il marchio Bioclin. Nell’adolescenza arrivano i problemi: gli amici tendono a escluderla, perché la disabilità non è mai facile da accettare. Lei piange perché si sente diversa e la madre le ripete: “Vedrai che un giorno capirai perché sei così, perché sei nata così”. Quel giorno è arrivato, anzi ne sono arrivati tanti. Giuliana poco più che ragazzina corre ai Giochi paralimpici di Parigi 2024, arriva 7 ª nei 100 metri e 9 ª nel salto in lungo.
Un supporto per spiccare il volo
Il piccolo anatroccolo è ora un cigno che vola sulle nuove protesi. Non più quelle che usava all’inizio della carriera non adatte allo sport, ma delle lamine super hi-tech e anche super costose, fatte su misura per lei. Giuliana e tanti altri atleti disabili possono fare attività sportiva solo grazie al supporto dell’associazione Art4sport , una onlus che nasce dall’esperienza di Bebe Vio e vuole aiutare bambini e ragazzi amputati a praticare sport. Per questo l’associazione studia, realizza e finanzia le costosissime protesi e le varie attrezzature necessarie alla pratica dello sport paralimpico. “Una volta al Tg vedo un servizio su di loro e mi sembra un’idea bellissima, molto in linea con i principi di etica ed eccellenza a cui punta da 90 anni Ganassini. Per questo come azienda ci è sembrato giusto supportarli” spiega Vittoria Ganassini di Camerati, responsabile CSR (Corporate Social Responsibility) dell’Istituto Ganassini.

Lo sport come strumento di solidarietà
“Ho iniziato a correre grazie a un insegnante di ginnastica delle scuole medie, che mi ha detto almeno 3.000 volte di provare a fare atletica. Non potevo crederci, non volevo crederci… io senza un piede a correre. All’inizio usavo le stesse protesi che impiegavo per camminare, a volte le ho anche rotte. Erano pesantissime, eppure mentre correvo e mi sentivo libera, leggera.
Correvo senza uno scopo, solo per il piacere di provare quelle sensazioni. Quando ho incontrato Teresa Grandis, la mamma di Bebe Vio, che è la presidente di Art4sport mi si è aperto un mondo. Ho scoperto come lo sport sia uno strumento fantastico per promuovere l’inclusione, per me è stato anche una strada per uscire dai problemi dell’adolescenza per sentirmi come gli altri” spiega l’atleta della nostra Nazionale, che alla corsa ormai affianca anche il salto in lungo.
Lei, la più giovane alle Paralimpiadi di Parigi, ha imparato grazie allo sport ad accettare se stessa, a non nascondere più la protesi ma a essere fiera di quello che riesce a ottenere, non solo durante le gare, con il suo impegno e la sua determinazione.
“Oggi io non invidio più chi ha entrambe le gambe. A quei ragazzi delle medie che mi escludevano quando ero adolescente non posso che augurare ogni bene. Io sono libera, ho trovato la mia strada, mi diverto. Fare sport mi ha aiutato a crescere, a staccare dai problemi. I loro pregiudizi mi hanno permesso di riflettere, li ringrazio per avermi giudicato, perché se sono qua lo devo anche a loro. Ma ora abbasso il “loro volume” e vado avanti.
A una ragazzina che viene discriminata come è successo a me per l’handicap, o per qualsiasi altra cosa, mi sento di dire di fregarsene, di focalizzarsi su se stessa e sulla sua vita. Lo sport a me ha anche insegnato a puntare a un risultato e a impegnarmi per ottenerlo, ignorando il “rumore” di sottofondo”.
Prendersi cura di sé e… degli altri
Giuliana non è solo una ragazza carina e determinata è un’atleta che sa come le sue performance dipendano anche dall’aiuto di altri professionisti che l’assistono, come la sua mental coach , ma anche da tutta una preparazione e da prodotti che la facciano sentire sempre in ordine e a posto con se stessa. Chi corre come lei, per esempio, ha una traspirazione che merita un deodorante specifico, oppure un’attenzione in più ai capelli che, a causa degli allenamenti, vengono lavati e stressati ogni giorno. Per questo l’Istituto Ganassini, dalla sua fondazione, avvenuta 90 anni fa, ha sempre studiato e messo a punto prodotti che nascono dalla ricerca scientifica.
Non a caso il fondatore dell’azienda, nonno dell’attuale presidente, era professore di Chimica all’Università di Pavia. Da sempre l’azienda ha adottato la politica del No test No claim. “Non a caso Bioclin ha come suo claim “The good science”. La scienza al servizio della cosmesi della cura di sé e del benessere, perché ogni nostro prodotto nasce da ricerche e sperimentazioni” spiega Vittorio Curto, direttore generale di Ganassini Healthcare.
“Costa tanto lavoro e tanto impegno proporre al consumatore prodotti che hanno una solida base scientifica alle spalle, ma ne siamo orgogliosi e sappiamo che i consumatori, anche giovani, apprezzano e notano la differenza. I ragazzi di oggi poi sono anche molto attenti all’impatto sociale di un brand e alla sostenibilità ambientale, valori che da sempre supportiamo e condividiamo” conclude Curto.
-A cura di Maura Prianti