I capelli lunghi di una ragazza con delle foglie autunnali

Chioma d’autunno

Si sta come d’autunno… scriveva Ungaretti. E i capelli, proprio come le foglie, in questa stagione
tendono a cadere più copiosamente, seguendo un ritmo antico e biologico. Niente allarmismi: è un
fenomeno fisiologico noto come “effluvium stagionale”. È il risultato di un ciclo naturale del capello, che
alterna tre fasi: anagen (crescita), catagen (transizione) e telogen (riposo). Durante la telogen, il capello
resta in pausa fino a quando il nuovo fusto non lo spinge gentilmente verso l’uscita. Normalmente l’85–
90% della nostra chioma è in anagen e solo il 10–15% in telogen. Ma i cicli stagionali, secondo diversi
recenti studi scientifici, influiscono: luce, temperatura e stress estivo aumentano la percentuale dei capelli
“dormienti”, che cadono in massa nei mesi successivi. Un ricambio naturale, insomma, non un presagio
di calvizie imminente.

I vari problemi di caduta

Esistono però effluvi più complessi. Alcuni sono legati alle oscillazioni ormonali: la caduta post-partum è
un classico, quando i follicoli, stimolati dagli ormoni della gravidanza, cessano improvvisamente di
rispondere e la prolattina, sosstanza prodotta per l’allattamento, indebolisce ulteriormente il capello.
Anche la menopausa può generare un telogen effluvium acuto, con caduta improvvisa in circa tre mesi,
oppure cronico se dura oltre i sei. Spesso non si tratta solo di capelli che cadono, ma di un impoverimento evidente delle aree più sensibili come su tempie e fronte. «Per capire cosa stia accadendo, il primo passo è sempre la diagnosi corretta- spiega la dermatologa Adele Sparavigna- L’esame più utile è il tricogramma, accompagnato da una dermoscopia che metta a fuoco la salute del cuoio capelluto, una zona che molti dimenticano di osservare, pur essendo un’estensione della pelle del viso». Serve dunque una routine di cura, esattamente come per la skincare.

«Va deterso frequentemente (anche tutti i giorni se necessario), con shampoo delicato e acqua tiepida, per evitare il ristagno di sporco, sebo e forfora sulla cute- spiega la dottoressa Sparavigna- E se la pelle è particolarmente grassa poi, una volta la settimana meglio approfondire con uno scrub per detergere più accuratamente, una volta al mese se abbiamo una cute particolarmente sensibile». E aggiunge: «Passate poi all’asciugatura preparando la chioma con dei termoprotettori per non danneggiare i fusti.

Ed evitate di tenere i capelli bagnati o umidi a lungo: l’umidità favorisce la proliferazione batterica che può provocare la caduta eccessiva, per mesi.»
Ma la caduta, ahimè, non è solo questione di stagioni o routine. «Negli uomini giocano un ruolo chiave
alcool e fumo: quest’ultimo, anche se passivo, accelera l’invecchiamento, amplifica stati infiammatori e
danneggia il DNA del follicolo. L’infiammazione del bulbo si osserva anche in condizioni di forte stress
psicologico. E poi c’è la questione metabolica: aumento di peso, glicemia irregolare, tendenza al diabete
di tipo 2. L’insulino-resistenza, ovvero la ridotta sensibilità delle cellule all’insulina, altera equilibri
ormonali che influiscono sul ciclo del capello« spiega l’esperta.

Per la donna, questo legame è ancora più evidente. Studi epidemiologici hanno documentato una
correlazione tra AGA femminile (alopecia androgenetica), insulino-resistenza e sindrome dell’ovaio
policistico. «Chi ne soffre presenta parametri metabolici più alterati rispetto ai gruppi non alopecici o con
diradamento minimo- aggiunge Sparavigna- Non si parla solo di capelli: si parla di salute sistemica, di
rischio cardiovascolare, di segnali che il corpo invia quando qualcosa è in disequilibrio. Riconoscere le
cause della caduta è il primo passo verso una gestione consapevole, che parte da uno stile di vita
equilibrato e da una cura adeguata del cuoio capelluto».

Alcune soluzioni

Il panorama delle soluzioni è ampio e in continua evoluzione: si va dai presidi cosmetici ai trattamenti farmacologici, scelti e monitorati sempre dal
dermatologo, fino alle opzioni più tecnologiche. Negli ultimi anni le star internazionali hanno reso
popolari trattamenti che coniugano rigore medico e allure da red carpet come il PRP (Platelet-Rich
Plasma): un concentrato del proprio plasma, ricco di fattori di crescita, reiniettato sottocute sulla testa per
stimolare il follicolo. In crescita anche gli exosomi, vescicole extracellulari con potenziale rigenerativo
che stanno conquistando le cliniche più esclusive di Los Angeles, Dubai e Seoul. Chi cerca soluzioni
quotidiane abbina invece device a bassa energia, i gettonatissimi caschetti LED e laser in voga su Tik
Tok, a integratori studiati per il benessere del follicolo.

Gli integratori

Gli integratori non sono più semplici “vitamine beauty”, ma piccoli laboratori biochimici tascabili, costruiti per dialogare con il metabolismo dei follicoli,
modulare l’infiammazione, sostenere la microcircolazione e bilanciare gli ormoni. Tra gli evergreen ci
sono gli aminoacidi solforati, come cistina e metionina, veri mattoni della cheratina: senza di lor il capello
perde struttura, elasticità. Poi ci sono le vitamine del gruppo B come biotina, riboflavina e acido folico
che favoriscono la replicazione cellulare. Tra gli attivi più innovativi spiccano le molecole antiossidanti,
come resveratrolo, coenzima Q10 e N-acetilcisteina (NAC) che tanto spopolano nella skincare, capaci di
ridurre lo stato di infiammazione. Accanto agli attivi classici poi, la nuova ondata di integratori strizza
l’occhio all’adaptogen beauty, ovvero l’uso di piante capaci di modulare la risposta allo stress. Qui brilla
un nome molto chiacchierato: l’ashwagandha, o ginseng indiano.

Stimola la microcircolazione del cuoio capelluto, riduce il cortisolo (l’ormone dello stress che spesso manda in tilt il follicolo) e, grazie al contenuto di tirosina, può contribuire a contrastare l’ingrigimento precoce. È una sorta di “mind-body tonico” che lavora dall’interno, motivo per cui ha conquistato influencer, star hollywoodiane e beauty
editor di mezzo mondo.

-A cura di Alessandra Greco

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