Ovvero quando la skincare diventa un film horror… senza motivo!
“Niente siliconi, niente parabeni, niente chimica!” Lo avrai letto almeno una volta, magari su quella crema che prometteva pelle da dea con soli tre ingredienti “100% naturali”. E probabilmente, in quel momento, da qualche parte nel mondo, un chimico cosmetologo ha avuto un sussulto.
Viviamo in un’epoca in cui “chimico” fa paura quanto “spoiler” in una serie tv, e dove ogni parola un po’ scientifica sull’etichetta scatena una valanga di sospetti. È la chemofobia: quella diffidenza crescente verso tutto ciò che suona tecnico, sintetico, artificiale. Anche quando è perfettamente sicuro.
Ma davvero tutto ciò che è “naturale” è buono, mentre tutto ciò che è “chimico” è cattivo?
Breaking news: la chimica è ovunque (e meno male!)
La mela che mangi è piena di molecole chimiche. L’acqua che bevi? Formula chimica: H₂O. Il punto è che tutto è chimica, anche la camomilla che ti prepari la sera per rilassarti dopo aver letto l’INCI del tuo nuovo siero. La chimica non è l’antagonista nella skincare: è la base. Senza, non ci sarebbe nulla da spalmarsi.
E allora perché tutta questa diffidenza?
Il mito dei “senza”: marketing 1 – scienza 0
Nel tempo, per vendere di più, molti brand hanno costruito la loro immagine sulla promessa del “senza”: senza parabeni, senza siliconi, senza conservanti. Come se il valore di un prodotto dipendesse più da ciò che non contiene, che da ciò che contiene davvero. Non suona un po’ assurdo anche a te?
Ma qui casca… il barattolo: parabeni e siliconi non sono cattivi per definizione.
I parabeni, ad esempio, sono conservanti usati da decenni per impedire la proliferazione di muffe e batteri nei cosmetici. Alcuni sono stati messi sotto accusa (e regolamentati di conseguenza), ma quelli oggi ammessi sono sicuri entro i limiti stabiliti dalla normativa europea.
E i siliconi? No, non “soffocano” la pelle. Sono molecole inerti che creano un film protettivo, rendono le texture setose e l’applicazione del prodotto molto più gradevole o, per usare un termine alla moda, sensoriale. Non sono comedogenici, non alterano la pelle. Ma sì, hanno un problema: sono spesso finiti nel tritacarne del greenwashing.
Greenwashing: quando il naturale è più una strategia che una scelta etica
Il “naturale” va di moda. Così tanto che molti brand si sono affrettati a vestirsi di verde, anche quando di sostenibile avevano ben poco. È il famoso greenwashing: marketing travestito da etica.
Etichette che sembrano ricettari di nonna papera (“olio di semi di fata”, “linfa di unicorno”, “sangue di pipist… ah no!”) e pubblicità in cui l’ingrediente “chimico” viene demonizzato per esaltare l’essenza vegetale. Ma non basta dire “bio” o “naturale” per garantire la sicurezza, l’efficacia o la sostenibilità di un prodotto. Serve trasparenza, serve scienza. E anche un po’ di onestà.
Chiariamo: il problema non è volere prodotti delicati. È aver paura quelli scientifici.
Scegliere una skincare con ingredienti delicati è sacrosanto, soprattutto per chi ha la pelle sensibile. Ma demonizzare la chimica è come dire che il forno a microonde è il male perché non l’avevano le nostre bisnonne.La cosmesi moderna è fatta di studi, test di tollerabilità, normative rigidissime. Ogni molecola viene valutata per la sua sicurezza, e gli ingredienti ammessi sono approvati da enti regolatori molto più severi di un video su TikTok.
Quindi… come ci difendiamo dalla paura?
Come ci si difende da qualsiasi paura: con la conoscenza.
Imparando a leggere le etichette, sì, ma anche affidandoci a fonti serie e verificabili. Chiedendo consiglio a professionisti (come dermatologi o cosmetologi) e smettendo di pensare che una formula sia “pura” solo se sa di camomilla.
Non tutto quello che è naturale è innocuo (l’ortica è naturale, ma non ti rotoleresti in un campo di ortiche, così come non mangeresti naturalissimi funghi velenosi). E non tutto quello che è sintetico è da evitare.
La skincare è una coccola, non un test di sopravvivenza
La prossima volta che leggi un INCI, non lasciarti spaventare. La chimica non è il nemico. È il motivo per cui puoi goderti quella texture setosa, quella crema che lenisce all’istante o quel siero che ti fa sentire favolosa.
E se qualcuno storce il naso davanti a un ingrediente troppo “chimico” e ti parte con la solita tiritera su “quanto erano meglio le cose naturali” … sorridi e rispondi con tono serafico: “Mango, why mango?”. Sì, proprio così. Perché certe polemiche non meritano spiegazioni, ma solo una risposta talmente surreale da far capire che forse stiamo esagerando. Un po’ di chimica, come un po’ di ironia, fa solo bene!
-A cura di Noemi Sartori