Un tempo bastava poco: bastava arrivare a giugno, accorgersi che il costume era diventato inspiegabilmente più piccolo (sicuramente si è ristretto nei cassetti), e allora via di corsa a iscriversi in palestra, magari saltare qualche pasto, e sentirsi pronte, più o meno, per la famigerata “prova costume”.
Oggi no. Oggi la “prova costume” è stata superata da qualcosa di più subdolo e sofisticato: il “summer body” non va più conquistato a maggio, va mantenuto tutto l’anno. Altrimenti sei colpevole di aver “lasciato andare” il tuo corpo. Non sia mai.
La verità è che il concetto di “corpo estivo” si è trasformato in una specie di progetto a tempo indeterminato, senza ferie né obiettivi chiari. I social ci vogliono toniche a gennaio, definite a marzo, scolpite a luglio e possibilmente motivate anche sotto la neve di dicembre. Con un sorriso, ovviamente. Ma quando, esattamente, un’attenzione al benessere diventa ossessione mascherata da lifestyle?
Dalla “prova costume” al “progetto corpo eterno”
Una volta si chiamava “prova costume”, ed era già abbastanza crudele. Ma almeno aveva un inizio (verso fine primavera) e una fine (il primo temporale di agosto).
Oggi invece si parla di “summer body”, una definizione che sembra innocua ma in realtà ha un obiettivo ben più ambizioso: farci lavorare sul corpo tutto l’anno, come fosse una startup che non può mai chiudere per ferie.
Ecco che i contenuti si moltiplicano: sfide virali, routine di allenamento compresse in 15 minuti perché “non hai più scuse”, tabelle alimentari perfettamente bilanciate (e perfettamente ansiogene). La pressione non arriva più solo da pubblicità patinate, ma da video fai-da-te di persone comuni che documentano ogni crunch, ogni detox, ogni risultato. Il tutto, ovviamente, accompagnato da hashtag tipo #bikiniready, #glowup, #shredchallenge.
Non ci sono più stagioni: c’è solo un corpo da ottimizzare. Sempre.Il punto, però, è che non c’è nulla di male nel voler migliorare la propria forma fisica o estetica, anzi. Il problema è quando questo desiderio non nasce da te, ma da uno standard esterno che ti convince che non sarai mai abbastanza. Nemmeno se sei già “in forma”. Nemmeno se stai bene. Nemmeno se sei felice così come sei.
Wellness o ansia con filtro instagram?
Oggi la parola “benessere” sembra bellissima. In teoria. In pratica, si è trasformata in una specie di competizione travestita da self-care.
Si mangia sano… ma solo se il piatto è instagrammabile. Si fa sport… ma con l’ansia di non avere ancora il six-pack. E se non ti alleni almeno 3 volte a settimana, non sei “pigra” e nemmeno indaffarata: sei “non abbastanza motivata”.Il paradosso è che il culto del benessere totale, fisico, mentale, spirituale e possibilmente fotogenico, finisce per produrre più stress che salute. Perché anche se non lo diciamo ad alta voce, continuiamo a giudicarci e a giudicare in base a come appariamo. E se esistono metodi veloci per migliorare (vedi Ozempic, Wegovy e affini), il messaggio sottinteso è sempre lo stesso: “se non sei magra, è perché non vuoi davvero esserlo”.
Ma è davvero wellness se ci toglie il sonno? Se ci fa sentire costantemente inadeguate? Se il nostro corpo diventa un “progetto in corso” perenne?
Non è più fitness. È una newsletter settimanale della nostra insicurezza.
E se il vero traguardo fosse stare bene?
Certo, non c’è niente di male nel voler migliorare il proprio aspetto. Prendersi cura di sé, sentirsi meglio, vestirsi come ci piace: tutto questo può essere parte di un percorso sano e anche piacevole. Il problema inizia quando il “desiderio” diventa “dovere”, e quando il corpo non è mai abbastanza: mai abbastanza magro, tonico, definito, levigato.
Il confine è sottile, e spesso ci accorgiamo di averlo superato solo quando comincia a farci male.
Nel frattempo, possiamo provare a riscrivere le regole. Possiamo dire no alla “prova costume” e al “summer body” e sì alla prova felicità. Possiamo scegliere di fare sport perché ci fa sentire forti, e non perché dobbiamo “bruciare la colazione”. Possiamo volerci bene anche quando siamo a metà del percorso, o in una fase di stallo. Anche quando il nostro corpo non rispecchia l’estetica dominante su TikTok.
Perché il vero benessere non è una performance da dimostrare. È un equilibrio da costruire, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Con un po’ di ironia, tanta consapevolezza e, magari, un bel gelato in mano sotto il sole.
Parliamone: quante volte hai sentito di “dover sistemare” il tuo corpo per l’estate? Condividi la tua esperienza, perché cambiare la narrazione parte anche da noi.
-A cura di Noemi Sartori