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Delle mani maschili che impugnano uno smartphone dal quale escono like e cuori

Anche i social media possono essere “buoni”

Non sono da demonizzare, almeno quando i social media vengono usati responsabilmente e finalizzati ad uno scopo “buono”. Come ad esempio educare all’assunzione di sani comportamenti, nello specifico educando, promuovendo, soprattutto nelle giovani generazioni, il consumo di frutta e verdura. Cibi che, come noto, sono al ribasso nelle Gen Z, più orientati a crescere a junk food: merendine, hamburger, snack & Co. Il cibo spazzatura, insomma.

Se i social media riescono a persuadere, portando a migliorare i comportamenti alimentari, adempiono al perfetto ruolo, positivo, di “influencer sani” che dovrebbe spettare loro. Un obiettivo a volte raggiunto, come attesterebbe un recente studio pilota pubblicato su una rivista specializzata (Digital Health).

Una ricerca inglese

Lo studio è stato condotto dall’Università di Exeter, nel Regno Unito, e sembra dimostrare che seguire profili di social media, quelli che svolgono un ruolo di tutor nello specifico in ambito di sana alimentazione, può favorire l’assunzione di cibi a bassa densità energetica e ad abbassare l’inclinazione verso quelli che ne apportano elevate quantità, spesso calorie “vuote”.

Un limite dello studio può essere il fatto che ha coinvolto solo 52 studenti universitari per un periodo di solo due settimane: un numero esiguo e un periodo troppo concentrato per trarre conclusioni definitive, tuttavia è un “buon” inizio.

I giovani hanno seguito profili Instagram incentrati sull’alimentazione salutare o, in alternativa, profili di architetti di interni; coloro inclusi nel gruppo alimentare hanno mostrato un incremento medio giornaliero di 1,37 porzioni di cibi a bassa densità energetica e una diminuzione di 0,81 unità di cibi ad alta densità energetica.

Cosa concludono gli autori della ricerca

«I social media – dichiarano – hanno un potenziale non ancora completamente sfruttato», almeno quando si tratta di alimentare sani comportamenti nutrizionali, vale la pena di aggiungere. «Questi risultati preliminari suggeriscono che si social media, adeguatamente utilizzati, potrebbero rappresentare uno strumento per iniziative di salute pubblica, capillarizzate e su larga scala».

E infatti con questo obiettivo, “validare” la generalizzabilità e confermare questi risultati preliminari promettenti, i ricercatori stanno procedendo con il loro lavoro.

-A cura di Francesca Morelli

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