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Ambienti più sicuri con le tecnologie green

Virus, batteri, protozoi e funghi: sono una miriade di microrganismi che possono contaminare superfici e ambienti di vita quotidiana, rappresentando un potenziale rischio per la salute, sanitaria e pubblica. Il problema è aumentato dal fatto che un uso inappropriato delle terapie ha resto questi virus respiratori o di altra natura resistenti a antibiotici e disinfettanti, diminuendo sensibilmente le possibilità di intervento. Ciò ha spinto oltre che la ricerca, anche la tecnologia (e l’industria) a mettere a punto strategie di sanificazione con mezzi e soluzioni innovativi. Se possibile green, eco-sostenibili per l’ambiente e il sistema.

“Darsi al green” è la sfida attuale e futura. Garantire cioè opportunità che, nello specifico, siano in grado di aiutare a controllare il rischio biologico di infezioni o altra condizione a larga e ampia diffusione con strumenti efficaci, potenti e dai “costi” contenuti. Tra le soluzioni più innovative e interessanti ci sono ad esempio le tecnologie fotocatalitiche. La fotocatalisi è un processo nel quale alcuni materiali semiconduttori, l’ossido di zinco o il biossido di titanio ad esempio, sotto l’azione della luce o dell’aria o dell’acqua possono dar luogo a un processo ossidativo in grado di attaccare molecole batteriche ma anche di agire su alcuni composti inquinanti, neutralizzandoli. Su questo principio e sfruttando in particolare il biossido di titanio, si stanno sviluppando tecnologie e soluzioni con varie finalità, quali la bonifica ambientale, la purificazione di aria, acqua e suolo, ma anche di auto-disinfezione. Con questa seconda finalità si pensa di applicare e sviluppare tecniche e “mezzi pratici” per ambienti ad alto rischio, come ospedali, ma anche di “comunità” come contesti ricreativi, sportivi, ambienti indoor e outdoor.

Applicarli come? Gli utilizzi sono molteplici: dai tessuti, ai rivestimenti ceramici, a dispositivi di protezione individuale come le mascherine per contrastare la contaminazione aerea, ma anche per gestire inquinanti atmosferici e chimici, quali alcune vernici per pareti o opere artistiche come i murales che vengono “ingegnerizzate” per ottenere effetti sanificanti. L’applicazione di queste soluzioni nel rivestimento di diverse superfici permette non solo di conferire all’oggetto proprietà antimicrobiche ma anche di attivare meccanismi di autodisinfezione, contrastando cioè la trasmissione di alcune malattie infettive, o comunque mantenendo bassa la carica batterica.

Non significa che dobbiamo debellare tutti i batteri. Tutt’altro: senza microbi non ci sarebbe vita, noi stessi siamo una “contaminazione” di batteri, presenti sul nostro corpo, i quali contribuiscono in maniera importante a difendere il nostro organismo da attacchi esterni. Allora? L’obiettivo deve essere quello di ridurre l’utilizzo di agenti chimici antimicrobici – i bioacidi – che inquinano, e che talvolta si accumulano nell’ambiente, permanendo anche per diverse generazioni. Il ricorso a principi naturali di disinfezione che fanno leva sull’utilizzo di acqua e/o luce va in questa direzione, con il valore di un’eco-sostenibilità. Il green già presente nella nostra società è destinato a esplodere, apportando interessanti novità.

Voi cosa ne pensate?

A cura di Francesca Morelli

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