Fragranze unisex: perché stanno conquistando sempre più persone

Sempre più persone scelgono un profumo senza chiedersi se sia “da uomo” o “da donna”. A volte sulla confezione compare la dicitura fragranza unisex, altre volte non c’è alcuna indicazione. L’attenzione si sposta sulle note, sulle emozioni che la fragranza trasmette e sul piacere di indossarla, indipendentemente dalle categorie tradizionali.

Non significa che i profumi maschili e femminili siano destinati a scomparire, sia chiaro! Possiamo dire che il mercato sta diventando più aperto e lascia maggiore libertà di scelta, una trasformazione che affonda le sue radici nella storia della profumeria, ma che negli ultimi decenni ha trovato nuovo slancio.

Cosa significa davvero “fragranza unisex”

Le fragranze unisex non appartengono a una particolare famiglia olfattiva e non esiste un accordo che, per definizione, possa essere considerato neutro.

Il termine indica semplicemente un profumo pensato per essere indossato da chiunque, senza essere associato a un pubblico maschile o femminile.

Questo non significa che tutte le fragranze unisex abbiano lo stesso carattere: alcune sono agrumate e leggere, altre puntano su legni, spezie, tè, muschi o incenso, mentre altre ancora esplorano accordi gourmand o floreali. A renderle “unisex” non è la composizione, ma il modo in cui vengono presentate e vissute.

I profumi hanno sempre avuto un genere?

La distinzione tra profumi da uomo e da donna, così come la conosciamo oggi, non è sempre esistita.

Per secoli molte essenze aromatiche, acque profumate e colonie venivano utilizzate da uomini e donne senza una separazione netta. È tra la fine dell’Ottocento e il Novecento che, con lo sviluppo della profumeria moderna e del mercato di massa, la distinzione si consolida progressivamente.

La pubblicità ha avuto un ruolo importante in questo processo: col tempo, fiori e note dolci sono stati associati sempre più spesso alla femminilità, mentre accordi aromatici, fougère, legni e cuoio sono diventati il linguaggio olfattivo della profumeria maschile.

Naturalmente si trattava di convenzioni culturali, non di regole imposte dalle materie prime. Una rosa non è “femminile” per natura, così come il vetiver non nasce “maschile”: sono le scelte di marketing e il contesto storico ad aver costruito queste associazioni nell’immaginario collettivo.

Da Jicky a CK One: come è cambiata la profumeria

L’idea di una fragranza capace di superare le categorie tradizionali non nasce negli anni Novanta.

Già nel 1889 Guerlain presentava Jicky, una composizione che oggi viene spesso citata tra i primi esempi di profumo moderno in grado di attraversare i codici olfattivi dell’epoca. Pur non essendo stato definito “unisex” nel senso contemporaneo del termine, dimostrava come una stessa fragranza potesse essere apprezzata da pubblici diversi.

La vera svolta commerciale arriva però nel 1994 con CK One di Calvin Klein. Più che per la sua composizione, il profumo diventa un simbolo per il modo in cui viene raccontato: una fragranza condivisa, rivolta a una generazione che iniziava a vivere con maggiore libertà anche il rapporto con moda, identità e stile personale.

Da quel momento il concetto di profumo unisex entra stabilmente nel mercato internazionale e smette di essere percepito come un’eccezione.

Il ruolo della profumeria artistica

Negli stessi anni, anche la profumeria artistica contribuisce a ridurre il peso delle categorie tradizionali.

Molte maison indipendenti iniziano infatti a mettere al centro la composizione, le materie prime e la visione del profumiere, lasciando in secondo piano la distinzione tra uomo e donna. L’attenzione si sposta dalla domanda “a chi è destinato questo profumo?” a una molto più semplice: “che cosa racconta questa fragranza?“.

Oggi numerose collezioni di nicchia e diverse linee di alta profumeria non dividono più i propri cataloghi in sezioni maschili e femminili: il consumatore viene invitato a scegliere seguendo il proprio gusto personale, senza sentirsi vincolato da un’etichetta.

Perché le fragranze unisex piacciono sempre di più

Il successo delle fragranze unisex non dipende da un’unica ragione, ma dall’incontro di diversi cambiamenti.

Da un lato, i consumatori sono sempre più informati e curiosi. Imparano a riconoscere le materie prime, scoprono nuove famiglie olfattive e scelgono il profumo in base a ciò che li rappresenta, non solo alla categoria suggerita dal marchio.

Dall’altro, anche le aziende hanno ampliato la propria offerta, proponendo collezioni che lasciano maggiore spazio all’interpretazione personale e che parlano più di emozioni, atmosfere e ingredienti che di stereotipi di genere.

Questo non significa che le categorie “pour homme” e “pour femme” abbiano perso ogni utilità, perché per molti consumatori rappresentano ancora un punto di riferimento immediato; oggi, però, convivono con un approccio più libero, in cui la scelta passa sempre più dal naso che dall’etichetta.

In fondo, è forse questa la vera evoluzione della profumeria contemporanea: non stabilire chi possa indossare una fragranza, ma lasciare che sia ciascuno a decidere quale storia desidera raccontare attraverso il proprio profumo.

– A cura di Noemi Sartori

Copywriter e content creator, beauty blogger dal 2011. Ama la cura di sé quando è concreta e sostenibile, non quando è un teatrino di promesse. Per Italian Beauty Community scrive di skincare e profumi con un approccio chiaro e pratico: abitudini sensate, scelte consapevoli, miti sfatati e consigli per orientarsi tra routine, attivi e trend senza ansia da prestazione. Il suo filtro “anti-fuffa” è semplice: spirito critico, parole accessibili e attenzione alle fonti. Accanto al beauty, affronta anche temi culturali e social legati alla comunicazione digitale e al modo in cui le piattaforme influenzano informazione, percezione di sé e benessere. Nel tempo libero si allena: perché la costanza, in palestra come nel beauty, fa la differenza.