In primo piano una mano e una lima da unghie

Gli errori più comuni nella cura delle unghie

Se le unghie si spezzano o si sfaldano, la reazione più comune è comprare un rinforzante. Ma spesso è come mettere lo scotch su una perdita d’acqua: regge due giorni, forse, poi si ricomincia. Per capire davvero cosa sta succedendo serve un approccio meno emotivo e più logico: guardare il sintomo e risalire agli errori nella cura delle unghie.

La primissima domanda da farsi è: le unghie si sfaldano o si spezzano?

Sembra la stessa cosa, ma in realtà sono due problemi diversi.

  • Sfaldamento (lamine ungueali che si separano a strati): quasi sempre è stress da acqua/detersivi, rimozione aggressiva e secchezza. 
  • Spezzatura netta: più spesso è trauma meccanico (leva, torsione) oppure l’unghia è troppo rigida. 

Capito questo, metà della confusione sparisce.

Errore 1: rimozione “a strappo” (lo smalto non è un adesivo)

Il gesto peggiore in assoluto è staccare lo smalto o il semipermanente come se fosse un peel-off (una pellicola) o grattarlo via. Non stai togliendo solo il prodotto: stai portando via strati di lamina. Risultato: unghie assottigliate, opache, che poi iniziano a sfaldarsi.

Correzione pratica: rimozione lenta e tecnica. Usa il solvente giusto per il tempo necessario, soprattutto nel caso del semipermanente, senza raschiare.

Errore 2: fare buffing troppo spesso (la lamina non è un parquet)

Il buffer dà soddisfazione perché liscia subito. Ma se lo usi spesso o con energia stai consumando la superficie. Una lamina più sottile è più vulnerabile: si piega, si apre a strati, si crepa.

Correzione pratica: buffing solo se serve e con mano leggerissima, non come passaggio di routine.

Errore 3: usare acqua e detersivi a mani nude (il classico “solo per due minuti”)

L’acqua fa gonfiare e restringere la lamina ungueale. Se lo fai dieci volte al giorno, stai stressando la struttura. I detersivi sgrassano e aumentano la secchezza: se lo sfaldamento è il tuo problema, questa è spesso la causa numero uno.

Correzione pratica: guanti nelle attività bagnate e stop ai bagni lunghi con unghie immerse.

Errore 4: indurenti “hardcore” usati come cura universale

Unghie fragili non significa per forza unghie morbide. A volte sono unghie secche che avrebbero bisogno di elasticità, non di diventare rigide. L’indurente potente, usato in loop, può rendere l’unghia più “vetrosa”: magari dura una settimana, poi si spezza con una crepa netta.

Correzione pratica: indurenti solo a cicli brevi e solo se davvero utili. Se l’unghia è secca, l’ossessione per il “duro” può peggiorare.

Errore 5: cuticole trattate come un nemico

Tagliare e scavare sempre per avere il contorno perfetto spesso produce l’effetto opposto: microlesioni, pellicine, irritazione, e contorno unghia che non si calma mai. Non è questione estetica: è barriera.

Correzione pratica: ammorbidire e spingere con delicatezza le cuticole; tagliare solo ciò che è già sollevato.

Errore 6: usare le unghie per fare leva

Qui parliamo di una sorta di torsione dell’unghia: ogni volta che apri qualcosa con l’unghia o fai pressione laterale, crei microfessure. È la strada più breve verso la spezzatura.

Correzione pratica: usare strumenti alternativi, le unghie non sono dei cacciaviti o dei coltelli e non sono progettate per resistere a quel tipo di stress.

Se vuoi evitare gli errori nella cura delle unghie e migliorare non solo il loro aspetto, ma anche la loro salute, non partire dai prodotti. Individua il tuo “colpevole” (rimozione, acqua/detersivi, buffing, indurenti, trauma) e correggilo per 2 settimane. Di solito è lì che succede la magia: le unghie smettono di rompersi a sorpresa. 

E da qui in avanti, puoi proseguire adottando buone abitudini per unghie sane!

– A cura di Noemi Sartori

Copywriter e content creator, beauty blogger dal 2011. Ama la cura di sé quando è concreta e sostenibile, non quando è un teatrino di promesse. Per Italian Beauty Community scrive di skincare e profumi con un approccio chiaro e pratico: abitudini sensate, scelte consapevoli, miti sfatati e consigli per orientarsi tra routine, attivi e trend senza ansia da prestazione. Il suo filtro “anti-fuffa” è semplice: spirito critico, parole accessibili e attenzione alle fonti. Accanto al beauty, affronta anche temi culturali e social legati alla comunicazione digitale e al modo in cui le piattaforme influenzano informazione, percezione di sé e benessere. Nel tempo libero si allena: perché la costanza, in palestra come nel beauty, fa la differenza.

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